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cani coronavirus

 Lo dimostrano eminenti studi scientici

 Potrebbero quindi essere anche addestrati per annusare pazienti affetti da Covid?

Andrea Fontana

Negli ultimi giorni molti hanno parlato di addestrare i cani a fiutare i pazienti affetti da Covid. Non è la prima volta che i nostri amici vengono utilizzati anche per questi scopi.

I cani sono in grado di fiutare la presenza del cancro del colon nell'espirato e in campioni biologici delle persone affette con un livello di accuratezza molto elevato, anche nei primi stadi della malattia. Lo indica uno studio pubblicato su Gut qualche anno fa. Per lo studio veniva appositamente addestrato un Labrador. I campioni provenivano da 48 persone con un cancro del colon accertato a vari stadi di evoluzione e da 258 volontari che non ne soffrivano o che ne avevano sofferto in passato.

cane fiuto malattie

Circa la metà dei campioni dei volontari proveniva da persone affette da polipi intestinali, lesioni benigne ma a possibile evoluzione maligna. Il 6% dei campioni di espirato e 1 su 10 dei campioni biologici di questo gruppo proveniva da soggetti affetti da altri problemi gastrointestinali, come ulcera, sindrome del colon irritabile, diverticolosi e appendicite.

Il cane identificava con successo i campioni cancerosi con un’accuratezza del 95 % nei campioni di espirato e del 98 % in quelli biologici, con il tasso di rilevazione più elevato proprio fra i campioni presi da persone ai primi stadi della malattia. I livelli di affidabilità sono paragonabili a quelli della colonscopia.

Le altre affezioni gastrointestinali e il fatto che la persona fosse un fumatore non rappresentavano per il cane fattori confondenti.

Il cane è dunque in grado di fiutare odori legati a sostanze prodotte dalle cellule cancerose che circolano nell'organismo, osservano i ricercatori, confermando altre ricerche e resoconti aneddotici che già avevano indicato la capacità di questi animali di rilevare il cancro della prostata, della pelle, del polmone, del seno e dell'ovaio.

L'uso di cani addestrati per lo screening, aggiungono i ricercatori, è verosimilmente poco pratico, ma potrebbe venire sviluppato un sensore in grado di rilevare specifici composti.
Il test del sangue occulto è un efficace metodo di screening non invasivo per il cancro del colon, ma, osservano gli autori, è in grado di rilevare la malattia nelle sue fasi iniziali solo nel 10 % dei casi. Mentre l’identificazione e il trattamento precoci sono un fattore critico per il successo della terapia e rappresentano un mezzo eccellente per ridurre sia gli oneri economici sia la mortalità del cancro del colon.

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Nello studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista European Urology un’equipe di medici e esperti biochimici, guidati da Olivier Cussenot, professore di urologia oncologica presso l’ospedale Tenon di Parigi, racconta di aver addestrato un pastore belga (la stessa razza a cui si fa affidamento per l’individuazione di esplosivi, stupefacenti o persone sepolte dalle valanghe) per riconoscere la presenza di una neoplasia prostatica con una precisione che è risultata pari al 91 per cento.

«Questo significa, come precisano gli autori della ricerca, che i liquidi biologici dei malati hanno un odore particolare - commenta B. Rocco, urologo all’Istituto europeo di oncologia di Milano -. Partendo da questa osservazione, quindi, si potrebbe tentare di perfezionare i test biochimici finora utilizzati in laboratorio per l’identificazione di questa forma di cancro».

Da anni, infatti, la comunità scientifica è alla ricerca di un modo di migliorare il test del Psa, un marcatore che presenta livelli di sensibilità e di specificità non ottimali. Il test è molto semplice: consiste nella ricerca di una proteina che si trova nelle cellule della prostata e si misura con un esame del sangue, che indica le alterazioni. I valori elevati devono però essere valutati da uno specialista alla luce di vari altri fattori, prima di decidere se e come intervenire.


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