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nonsolocontro2017

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elefanti asta

 A causa di problemi legati alla siccità

Un progetto di business per creare liquidità ed entrate nel governo ma non certo di tutela ambientale

Chiara Grasso

Il governo Namibiano ha scoperto di avere un problema di siccità e visti i tanti elefanti presenti sul territorio (circa 28mila) ha deciso di mettere all'asta 170 di questi di alto valore per venderli e diminuire la popolazione che crea danni agli agricoltori.

«Così non li uccidiamo - dice Pohamba Shifeta, ministro dell'ambiente - Verranno venduti rispettando il loro benessere e chi li compra deve sottostare al regolamento CITES e non comprarli per ucciderli».
 
La Namibia non è nuova a queste vendite: lo scorso ottobre ha offerto al miglior offerente 100 bufali selvatici, mentre lo scorso anno aveva annunciato la vendita di 600 bufali, 150 antilopi, 60 giraffe e 28 elefanti.
 
Il problema non sono gli elefanti che sono troppi. Ma è il motivo per cui gli elefanti sono troppi. Sappiamo che l'ecosistema si basa su fragili equilibri e quando viene a mancare un anello nella catena trofica, qualcosa si rompe. Alcuni animali/piante spariscono, altri diventano troppi.
Invece di risolvere il problema eliminando gli animali in eccesso dovremmo riuscire a ristabilire l'equilibrio naturale, con i giusti rapporti prede e predatori, competitori e risorse. Dovremmo riuscire a fare 100 passi indietro e fare operazioni di rewilding invece di urbanizzare e colonizzare nuovi territori. Gli elefanti sono animali importantissimi per le savane. Aprono nuovi percorsi e permettono agli animali di attraversare zone prima non percorribili, permettono agli animali di magiare quegli alberi che se non fossero rotti non potrebbero essere accessibili...ma sì. Possono essere anche dannosi per l'ambiente. Come tutto, se è in eccesso. Ma la soluzione non è venderli. È ristabilire le condizioni di un ecosistema sano.
elefanti asta1
 
Eliminare dal territorio 170 elefanti su una popolazione di 28 mila è davvero un misero cerotto su un'emorragia. Perché venderli? A chi poi? A qualche zoo? A qualche finta riserva dove finiranno per essere coccolati dai turisti? A qualche santuario che li utilizzerà come cornice per i selfie di qualche ragazzina?
Perché non decidere di attuare un'opera di ripopolamento laddove c'è bisogno?
 
Nel 2017, 520 elefanti vennero trasferiti a 320 chilometri di distanza. Lo hanno chiamato il “viaggio dei giganti”, un’operazione colossale durata due anni per ripopolare le riserve del Malawi, da un luogo in cui erano diventati troppi, nel Liwonde e Majete, e iniziavano a crearsi conflitti con gli abitanti delle zone. Erano questi i due obiettivi da raggiungere: una migrazione che doveva essere gestita dall’uomo perché ormai i corridoi naturali non esistono più, modificati dai campi per le coltivazioni locali e resi pericolosi dalla presenza dei bracconieri.
 
«Stiamo riducendo il conflitto nei due parchi sovrappopolati e creiamo le premesse per attirare turismo nel terzo, quello di destinazione, con benefici per le comunità locali. È una soluzione vincente sia per la gente che per la fauna selvatica» spiega il presidente di African Parks.
 
Un'impresa titanica sotto ogni punto di vista che ha visto 520 elefanti salvi dal bracconaggio, dai conflitti con le popolazioni locali e la cui presenza ha aiutato  turismo e conservazione! 
Pensate che operazione magnifica.
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In Namibia invece gli animali si vendono. Si attribuisce loro un valore, un prezzo e si mettono all'asta al miglior acquirente. Come fossero oggetti di antiquariato. Dov'è la conservazione in un'azione del genere? Un progetto di business per creare liquidità ed entrate nel governo ma non certo di tutela ambientale.
 
L'unica speranza è che a comprarli siano delle riserve naturali dove gli animali vengano liberati per i Lodge e i safari sostenibili.
Staremo a vedere!

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