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nonsolocontro2017

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sam cooke

Nel 1964 scompariva Sam Cooke

Mai chiarite le circostanze della sua morte

«Don’t know much about history

Don’t know much biology

Don’t know much about a science book,
Don’t know much about the french I took...»


Molti avranno letto questo versi canticchiandoli sulle note di “(What a) Wonderful World” (https://www.youtube.com/watch?v=Za9KLrG3j3w), uno dei più noti successi di Sam Cooke, che nel 1960 aveva raggiunto i vertici delle classifiche di mezzo mondo e poi, nel 1986, conosciuto una nuova giovinezza essendo stato impiegato nella pubblicità per una nota marca di jeans (oltre ad essere stato inserito in numerosi film, da Animal House a Witness - Il testimone a All’ultimo respiro, ed essere stato inciso, tra gli altri, da artisti del calibro di Rod Stewart, Art Garfunkel, James Taylor e Paul Simon). Pochi, però, conosceranno la vita del suo autore, e in particolar modo le circostanze della sua morte, ancora oggi poco chiare.

Sam nasce nel 1931, a Clarksdale, nel Missisippi. A 26 firma il suo primo contratto discografico, e “vanta” al suo attivò alcuni figli, tutte da donne diverse. Già, perché Sam Cooke non ha solo successo con le canzoni, ma anche con le donne. E proprio attorno a tre donne, Elisa Boyer, Evelyn Carr e Bertha Franklin, ruota la sua fine, nella notte dell’11 dicembre 1964, quando aveva solo 33 anni e tante canzoni ancora da comporre.

                                                                                       


Quella notte, dopo aver visitato alcuni locali assieme ad alcuni amici, lascia la compagnia assieme ad una ragazza di origine asiatica, Elisa Boyer. La carica sulla sua Ferrari (sì, Cooke era molto ricco...) e, dopo un lungo giro, entra con lei in un hotel di infima categoria (uno di quelli da 3 euro a notte...) in una zona malfamata di Los Angeles. Si registra con il suo nome, e registra la ragazza come sua moglie. Poco dopo la ragazza scappa e Sam, con indosso solo le scarpe e la giacca, si presenta fuori dalla grazia di Dio alla reception, dove la persona che poco prima l’ha registrato, Bertha Franklin, parla al telefono con la proprietaria dell’hotel, Evelyn Carr (che dovessero raccontarsi nel cuore della notte, non è dato a sapere). Sam chiede all’impiegata dove sia la ragazza che era con lui e, non avendo risposta, la aggredisce. La donna riesce ad afferrare la pistola che tiene nel cassetto per difendersi dai malintenzionati (è una zona malfamata) e gli spara. La Carr, che era al telefono con lei, sente quanto sta succedendo, e chiama la polizia. Quasi nello stesso tempo anche Elisa chiama la polizia da una cabina del telefono. La spiegazione che fornisce è semplice: appena entrati nella camera lui ha iniziato ad essere violento. Lei è scappata, afferrando di corsa i suoi vestiti e per sbaglio anche quelli del cantante, per mettersi in salvo.

Non ci sono dubbi, quindi. Nel processo che segue, la vicenda viene archiviata come “Omicidio per legittima difesa”. Ma i conti non tornano.

Sono molti, infatti, a testimoniare che Sam ed Elisa di frequentassero da diverso tempo. Non solo, qualche settimana dopo i fatti Elisa viene arrestata per adescamento: già, la ragazza svolge il mestiere più antico del mondo, e Sam è ricorso più di una volta alle sue... abilità. Difficile, quindi immaginare che volesse portarsela in un hotel per schiacciare un pisolino.
Passa in secondo piano il fatto che i documenti di Cooke non siano mai stati trovati, così come il rotolo di banconote (più di mille dollari, secondo i suoi amici) che aveva utilizzato poco prima, e che anche il fatto che la Ferrari sia stata trovata dai poliziotti accesa e in moto.
Passa in secondo piano il fatto che la pistola in dotazione alla portiera sia una calibro 32, e Cooke venga ucciso con una calibro 22.
Passa in secondo piano la testimonianza di una cantante, Etta James, che vede il corpo del collega prima del suo funerale, e che si chiede come un uomo grande e grosso di 33 anni, dopo una colluttazione con una donna di 55 bassina e magrolina, si trovi non solo con quattro proiettili nel petto, ma anche con entrambe le mani fratturate, il naso maciullato e la testa quasi staccata dal collo.
Ma tant’è.


Sam Cooke viene sepolto a Glendale, in California. E con lui viene sepolta anche la verità di quella notte. Restano solo tre ipotesi, mai verificate. La prima vede come responsabile dell’accaduto il suo manager Allen Klein (Cooke aveva fondato una propria casa discografica e stava diventando sempre più impresario di se stesso) per entrare in possesso dei diritti delle sua canzoni (cosa che poi avverrà puntualmente). “Secondo” la seconda ipotesi, la tragedia sarebbe da legarsi a quel mondo criminale con cui comunque Cooke aveva legami e conoscenze. La terza: Cooke era pronto a lanciare sul mercato una nuova canzone, “A change is gonna come” (che comunque uscirà poco dopo la sua morte), destinata a diventare un vero e proprio inno del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Un brano che poteva rappresentare una svolta nel suo modo di intendere la musica, che si stava avvicinando sempre più, sulle orme di Bob Dylan, ad una musica di impegno.

Ognuno prenda per buona l’ipotesi che più l’aggrada. E faccia un giro su Youtube, ad ascoltare alcuni dei successi di Sam Cooke.


...what a wonderful world this would be...

 


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