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woodstock

 

Il festival si aprì alle 17.07 del 15 agosto 1969

Erano attese 200mila persone: ne arrivarono più di 500mila

Il prossimo 15 agosto per molti sarà un Ferragosto come tanti. Per qualche altro sarà, invece, una data particolare. Perché il 15 agosto di cinquant’anni fa, alle 17.07 per essere precisi, prendeva il via quello che sarebbe entrato nella storia come il padre (e la madre insieme) di tutti i concerti rock: il festival di Woodstock. Davanti ad almeno mezzo milione di persone si esibirono, in tre giorni, tutti i più importanti nomi della musica mondiale. O meglio, non proprio tutti. Seppure invitato, infatti, John Lennon non fu ai nastri di partenza della rassegna. Il motivo è lo stesso che, in fondo, aveva portato allo scioglimento dei Beatles: Yoko Ono. Lennon, infatti, aveva accettato di esibirsi solo a patto che fosse accompagnato dalla Plastic Ono Band. Gruppo che gli organizzatoti non ritennero all’altezza della situazione, invitando Lennon a rimanere a casa. Peggio andò ad un gruppo meno conosciuto, i Tommy James & the Shondells (autori di un brano trascinante come Mony Mony, rifatto, tra gli altri, prima da Billy Idol e poi dagli Status Quo). Il gruppo si stava prendendo un periodo di vacanza alle Hawaii quando furono contattati dalla loro segretaria che spiegò al leader del gruppo: «Un allevatore di maiali vi vuole per suonare sul suo campo...». Il gruppo si fece una grassa risata, e proseguì le vacanze. Quando, poi, scoprirono di cosa si trattava realmente, si mangiarono le mani (non è dato sapere che fine abbia fatto la segretaria...).


La scaletta del festival, pianificata con la massima cura, venne stravolta già dalle prime esibizioni: l’area, a causa del gran numero di partecipanti (se ne aspettavano meno della metà), di auto e pullman parcheggiati in ogni dove (anche in mezzo alla strada), era praticamente irraggiungibile. Solo gli elicotteri, che pure non si trovavano ad ogni angolo, riuscivano a portare gli artisti a destinazione.


A rompere il ghiaccio (si fa per dire...) fu Richie Evans accolto con tale entusiasmo che, a furia di esibirsi in bis richiesti a gran voce, diede fondo al suo repertorio. Improvvisando, come ultimo bis (lui che di canzoni ne aveva scritte pochissime preferendo proporre cover di brani già famosi) alcuni accordi e un testo formato da una sola parola, “Freedom”, che sarebbe diventato, quasi suo malgrado, un successo mondiale. Il primo giorno cantò anche Country Joe McDonald, leader del gruppo Country Joe and the Fish: la sua esibizione era prevista solo per il terzo giorno, ma siccome era presenta tra il pubblico per seguire il concerto, e siccome i gruppi previsti non riuscivano a raggiungere il luogo del concerto, Country Joe venne preso quasi di peso e buttato sul palco con una chitarra. E qui fece, in solitaria, lo stesso repertorio che avrebbe rifatto due giorni dopo, questa volta con l’accompagnamento del suo gruppo. Dopo di lui si esibì John Sabastian, che invece abbandonò improvvisamente il suo spettacolo, essendo stato informato che la moglie aveva appena partorito (a questo proposito, nella piana di Woodstock nacquero due bambini, e di contro morirono due spettatori: una di overdose, e uno perché, essendosi addormentato nel sacco a pelo in un campo poco lontano, venne schiacciato dal trattore del contadino che in quel campo doveva lavorare).


Rischiarono la vita anche Jerry Garcia e Bob Weir dei Grateful Dead che, per un difetto nel sistema elettrico, presero più volte la scossa suonando i loro strumenti. Come pure la rischiò Abbie Hoffman, leader del movimento pacifista nonché co fondatore dello Youth International Party (vale a dire gli Yippies) che, salito sul palco durante l’esibizione degli Who, venne abbattuto a colpi di chitarra da Pete Townshend, che l’aveva scambiato per un facinoroso.
Jimi Hendrix chiese, e ottenne, di esibirsi per ultimo, chiudendo il festival. Doveva esibirsi attorno alla mezzanotte di domenica, ma i continui ritardi e contrattempi lo costrinsero salire sul palco solo alle 9 di lunedì mattina, quando buona parte del pubblico era già sfollato. Per cui si esibì davanti a solo (si fa per dire) 200mila persone. Due ore filate di musica (l’esibizione più lunga della sua carriera) culminate con la famosissima esecuzione dell’inno nazionale americano.
E del festival di Woodstock si tornerà, presto, a parlare... e ascoltare...


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