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the wall

 

40 anni fa usciva il capolavoro dei Pink Floyd

26 canzoni per 81 minuti di musica e magia

Luigi Benedetto

Il 30 novembre di 40 anni fa veniva pubblicato praticamente in tutto il mondo (tranne che in Giappone, dove sarebbe arrivato qualche tempo dopo) il doppio disco dei Pink Floyd “The wall”. Un disco, ma sarebbe più corretto dire un’opera rock, che da un lato ascriveva definitivamente il gruppo inglese nel novero della leggenda, e dall’altro sanciva la fine della formazione che per anni aveva sfornato successi.

Opera, si diceva, perché tutte le canzoni sono collegate in un tutt’uno che, con un carpiato di fantasia, ruota attorno alla figura immaginaria di Pink (nell’omonimo film interpretato da Bob Geldof, leader degli ormai disciolti Boomtown Rats nonché principale ispiratore dell’altrettanto leggendario Live Aid del 13 luglio 1985), un musicista di successo che, a seguito di una serie di avvenimenti (gli stessi che nella realtà avevano colpito Roger Waters, autore di praticamente tutte le canzoni, e in parte anche Syd Barrett, uno dei fondatori del gruppo), si chiude in una sorta di muro psicologico, invalicabile, che lo soffoca fino a portarlo ai confini della pazzia.

 

geldof the Wall

 

I temi sono quelli che avevano già caratterizzato, e avrebbero caratterizzeranno in futuro, la loro produzione: Floyd soffre per la morte del padre in guerra (il padre di Waters era morto durante la seconda guerra mondiale, ad Anzio, quando lui aveva solo cinque mesi), i tradimento e il divorzio della moglie (Waters si è sposato quattro volte, per cui deve aver divorziato almeno tre...), l’alienazione della vita da rockstar e i rapporti con i fans (Barrett aveva accompagnato la sua carriera di musicista all’uso sempre più frequente di droghe sempre più pesanti, mentre Waters, durante un concerto in Canada, aveva litigato furiosamente con alcuni spettatori delle prime file, arrivando anche a sputargli addosso), e ancora le attenzioni di una madre iperprotettiva, le ingiustizie subite a scuola, l’avversione al mondo della politica che, allora come oggi, non rispondeva alle esigenze della gente. Tutti elementi che rappresentano i mattoni (il famoso “Another brick in the wall”) che vanno a formare il muro attorno a Floyd.

roger waters

 

Il successo è immediato: centinaia di migliaia di copie vendute nel giro di pochissimi giorni.
Merito delle singole canzoni, piccoli e grandi capolavori che anche prese da sole sarebbero andate incontro al meritato riconoscimento: oltre alla già citata Another brick in the wall (uno dei brani più “coverizzati” nella storia della musica) meritano di essere ricordare In the flesh?, Mother (che nella sua registrazione originale vede alla batteria non il “titolare” Nick Mason ma Jeff Porcaro, che sarebbe poi diventato coi suoi fratelli Mike e Steve una delle colonne portanti dei Toto), Goodbye blue sky (aperto dalla frase di un bambino “Look mummy, there’s an aeroplane up in the sky”, che altri non era il che il figlio di Waters, all’epoca di soli due anni), Emply spaces (che contiene un messaggio interpretabile solo riproducendo il brano al contrario... comunque niente di satanico, solo un messaggio rivolto all’ex Barrett), Hey you, Is there anybody out there?, la bellissima Confortably numb (una delle poche in tutto l’album in cui ha messo lo zampino, per quanto riguarda la musica, Gilmour, nonché la canzone che aveva provocato tra i membri del gruppo le litigate più feroci circa lo stile con il quale eseguirla) o ancora Run like hell.

Il disco raggiunge la prima posizione nelle classifiche di mezzo mondo (In Argentina, Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Svizzera) e risulta il più venduto, a fine anno, in Australia, Austria, Canada, Germania, Nuova Zalanda, Spagna e Stati Uniti. Si aggiudica un disco d’oro, dischi di platino in tredici paesi (negli Stati Uniti ne conquista addirittura 23. E vale la pena ricordare che in quel paese il disco di platino viene assegnato ogni volta che un disco vende un milione di copie, e che solo pochi anni fa ne venivano ancora vendute più di 3mila copie ogni giorno) e due dischi di diamante.

Ha quarant'anni, "The wall", ma non li dimostra. E per rendersene conto basta fare una cosa. Le previsioni meteo danno brutto tempo, nei prossimi giorni. In caso di pioggia, allora, nulla di meglio di una poltrona, 81 minuti di tempo, uno stereo, un disco (quel disco) o cd (quel cd), e poi lasciare che le note dei Pink Floyd facciano, ancora una volta, il loro effetto.

 


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