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nonsolocontro2017

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sanremo teatro

 

La kermesse inizierà il 4 febbraio prossimo

Il festival 2020 sta già diventando un caso

Luigi Benedetto

Sanremo vuol dire molte cose. Fiori e mare tutto l’anno. Musica per quattro o cinque giorni, e polemiche nelle settimane che precedono, e seguono, quei quattro o cinque giorni. Le polemiche precedenti sono, in genere, cicliche e si rifanno a due filoni: il processo alle intenzioni di questo o quel personaggio (criticando cosa dirà prima ancora che l’abbia detto) o il leitmotiv, sempre di gran moda: «Che vergogna dare tutti quei soldi a un presentatore/cantante/ospite... bisognerebbe darli a...(segue una nobile causa a piacere)», come se gli sponsor fossero pronti a rinunciare a milioni di telespettatori per cause indubbiamente più nobili quanto meno visibili.

Le polemiche post festival traggono, invece, spunto da quanto accade nel corso di quei giorni. Lasciando da parte il festival del 1967 con la tragica, e mai completamente chiarita, morte di Luigi Tenco, ogni edizione ha avuto la sua occasione di polemica, vera o presunta. Dalla stecca di Claudio Villa nel 1957 all’esibizione troppo “audace” di Jula De Palma l’anno successivo; dalla zuffa nelle retrovie tra il cantante Gino Latilla e il maestro Cinico Angelini, entrambi invaghiti di Nilla Pizzi nel 1952, all’esibizione di Adriano Celentano con le spalle al pubblico nel 1961 (edizione nella quale Gino Paoli si presentò - scandalosamente - senza smoking e con la cravatta slacciata). Dalla passeggiata sul palco con un vestito molto attillato e una pancia finta di Loredana Bertè nel 1986, alle esibizioni di Vasco Rossi dei primi anni ’80 (in una occasione si infilò il microfono in tasca, non sapendo a chi lasciarlo. Il cavo troppo corto, però, fece cadere il microfono sul palco, con gran rumore; in un’altra occasione Vasco lasciò il palco quando la canzone non era ancora finita, rivelando in modo plateale l’esistenza del play back). Dall’esibizione di Mino Reitano del 1988, troppo “italiano”, alla vittoria di Mahmood nel 2019, troppo poco “italiano”. E ancora, il disperato intenzionato a gettarsi dalla galleria, salvato da Pippo Baudo (probabilmente poco disperato e pagato per fare scena); la spallina di Patsy Kensit, nel 1987, caduta lasciando intravedere fin troppo; le vittorie, sempre e comunque contestate. E la protesta degli orchestrali per il secondo posto conquistato da Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici nel 2010. Insomma, una polemica o più per ogni edizione.

sanremo polemiche

 

Quella del 2020, però, sembra battere tutti i record. A partire dall’inizio, con la conferenza stampa del conduttore Amadeus, e il suo scivolone sul ruolo della donna (nella forma più che nella sostanza. Se il concetto di fondo era: “Essere compagno/compagna di una persona famosa non è una condizione sufficiente per avere obbligatoriamente uno ruolo nel mondo dello spettacolo”, è da sottoscrivere. La forma con cui è stata espresso, però, ha fatto oggettivamente rabbrividire) ha dato la cifra della situazione.

Situazione che è peggiorata con la presenza tra i big di Junior Cally. Uno che non lesina termini, diciamo, forti nelle sue canzoni (termini per altro già sdoganati da tempo: da Disperato erotico stomp di Dalla - che ha pure intitolato una sua canzone del 1983 “Stronzo” - all’Avvelenata di Guccini, da De Andrè a Elio e le storie tese, dagli Stadio a Marco Masini, tanto per fare alcuni nomi). Ma questo sarebbe il meno. Il “più” è la considerazione della figura femminile che emerge in alcune canzoni. Il tutto in un periodo in cui tra femminicidi, revenge porn, stalking e offese gratuite, la figura femminile vive un momento non troppo sereno.

sanremo minchione

Giusto mettere limiti alla libertà di espressione, all’arte (se così vogliamo dire) anche quando i concetti espressi sono bestialità sesquipedali, se non addirittura dannosi? Forse no. Giusto relegare nei suoi spazi chi esprime quei concetti, senza concedere un palco prestigioso come quello di Sanremo? Forse si. I cantanti (bravissimi, bravi, normali, appena accettabili, a livello quasi canino) sono tanti, tantissimi. La scelta non manca. Gli esclusi da questa edizione del Festival sono stati numerosi. Pensare alla musica e ai valori che con la musica si possono trasmettere più che allo spettacolo, alle polemiche e al bailamme, sarebbe un gran cosa. A Sanremo come altrove.


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