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Quando i successi finiscono in tribunale

Ilona Staller aveva denunciato i Rem,  Albano Michael Jackson

Luigi Benedetto

A volte la melodia. A volte una o più frasi musicali. A volte, soltanto, qualche nota, ma talmente famose da essere estremamente identificabili. La storia della musica è ricca di plagi, veri o presunti; di somiglianze sospette; di “omaggi” non dichiarati; di ispirazioni equivoche. Controversie, a volte legali, che finiscono con il creare “ponti” tra artisti lontanissimi (e non solo geograficamente). Giusto per fare un esempio, anche Ilona Staller, che difficilmente entrerà nella storia dello spettacolo per le due dote canore, anni addietro aveva intentato una causa milionaria ai Rem accusandoli di aver copiato per la loro “Everybody hurts” la sua canzone “Labbra”, del 1979...

Il caso più famoso, almeno in Italia, resta quello che aveva contrapposto Albano e Michael Jackson, la cui “Will you be there” ricordava un po’ troppo “I cigni di Balaka”. Il processo era durato anni, e si era concluso con un nulla di fatto. Praticamente, se era vero che Jackson si era ispirato ad Albano, era altrettanto vero che Albano si era ispirato agli Ink Spots e alla loro “Bless you” del 1939. Che a loro volta si erano ispirati ad un canto dei nativi americani...

Altre volte, però, i procedimenti finiscono in modo diverso. Nel 1970 l’ormai quasi ex Beatle George Harrison aveva inserito nel suo disco “All things must pass” uno dei suoi maggiori successi “My sweet lord”. Ispirato un po’ troppo palesemente da “He’s so fine”, brano del 1963 delle Chiffons. Talmente palesemente che Harrison aveva dovuto cedere buona parte dei diritti del brano (e degli introiti del disco) alla formazione vocale.

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Nel 1988 l’ex Genesis Phil Collins usciva con la sua “Groovie kind of love”, da molti giudicata troppo simile ad “Agnese”, brano del 1979 di Ivan Graziani. Collins aveva copiato? Per niente. La sua era una cover dichiarata di “Groovie kind of love” incisa nel 1965 da Toni Wine. E sia questa canzone, sia “Agnese”, affondavano lo loro radici nella Sonatina in sol maggiore op. 36 n.5 del compositore Muzio Clementi, scomparso nel lontano 1832...

 

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 Nella iattura del plagio, o come “plagianti” o come “plagiati”, ci sono passati prima o poi praticamente tutti. Ci sono passati i Queen e David Bowie, che hanno visto l’inizio della loro “Under Pressure” copiate e incollata nel brano “Ice ice baby” di Vanilla Ice. C’è passato Chuck Berry, che ha visto la sua “Sweet little sixteen” trasposta in “Surfing Usa” dei Beach Boys (che dovettero cedere i diritti del brano). Ci sono passati i Police, il cui arpeggio iniziale di “Every breath you take” è stato trasferito in “I’ll be missing you” di Puff Daddy (costretto a pagare ogni giorno 2mila dollari di multa a Sting e soci). Ci sono passati i Rolling Stones, saccheggiati della parte orchestrale di “The last time” dai Verve, che per questo non videro mai un centesimo dalle vendite del loro più grande successo “Bitter sweet symphony”.

 

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E si potrebbe andare avanti all’infinito. Chi ha tempo libero e You tube a portata di mano, si diverta a verificare le somiglianze, per esempio, tra “Taurus” degli Spirit e “Starway to heaven” dei Led Zeppelin, tra “El negro no puede” delle Las Chicas del Can e “Waka waka” di Shakira, tra “Era lei” di Michele Pecora e “Blue” di Zucchero (o tra “L’urlo” di Zucchero e “Everybody’s anything” di Santana), tra “Love me like there’s no tomorrow” di Freddy Mercury e “Noi due nel mondo e nell’anima” dei Pooh, tra “By the rivers of Babylon” dei Boney-M (cover di un brano del 1970 dei The Melodians, ispirato al salmo 137 della Bibbia) e “Anna dai capelli rossi”, sigla dell’omonimo cartone animato (o tra la sigla del cartone animato Georgie e “Johnny e Lisa” dei Pooh), o tra “Mezz’ora fa” di Gigi D’Alessio con “La voglia di morire” di Marco Masini ed entrambe con “La ragazze dell’est” di Claudio Baglioni...

 

 

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