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nonsolocontro2017

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mia martini

 

 La scomparsa nel maggio 1995

Per anni vittima di maldicenze, cattiverie e pettegolezzi

Luigi Benedetto

Febbraio 1972. Sicilia. Il gruppo che accompagna una nota cantante, al termine di un concerto, nonostante l’ora tarda parte con il proprio furgone per tornare nella capitale. Sono musicisti, e la sera successiva vogliono assistere all’esibizione di un gruppo inglese a Roma. Partono, anche se la cantante ha detto loro di fermarsi, che l’albergo è pagato. Partono, e sulla Salerno - Reggio Calabria hanno un incidente. L’autista si addormenta, e si schianta contro un camion. Muoiono due musicisti, ventenni. I reporter, quando arrivano sul posto, fotografano la scena dello scontro, e riprendono gli spartiti abbandonati sull’autostrada, alcuni macchiati di sangue, alcuni volati accanto alle vittime. Sono gli spartiti delle canzoni di Domenica Rita Bertè, meglio conosciuta come Mia Martini. E da quelle immagini nasce una diceria (Mia Martini porta sfortuna...) che l’accompagnerà anno dopo anno per tutta la sua vita, e che anno dopo anno si farà sempre più drammaticamente insistente, fino a costringerla, nei primi anni ’80, a ritirarsi dalle scene.

I manager non la volevano, le case discografiche non mandavano i loro cantanti nei programmi in cui era presente anche lei, gli amici (o quelli che riteneva tali) facevano corna e scongiuri quando passava. Sul finire del 1983, alle spalle il premio della critica al festival di Sanremo di quell’anno (con E non finisce mica il cielo, scritta per lei da Ivano Fossati), si ritira. Troppe le umiliazioni, le porte in faccia, le occasioni sfumate per mille motivi. Si ritira in una casa in Umbria, e tira avanti cantando a feste di piazza, con musicisti a volte improvvisati e non sempre all’altezza delle aspettative. Per diversi anni viene dimenticata dal mondo della musica. Nel 1989 torna al festival sanremese, grazie all’interessamento di due discografici (tra cui Lucio Salvini, uno dei pochissimi italiani presenti al festival di Woodstock) con Almeno tu nell’universo. Non vince, ma fa suo di nuovo il premio della critica e porta Mia Martini nuovamente al centro della musica italiana. 

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Sono anni positivi: lavora molto, incide, viaggia, canta. Il passato sembra superato. Forse. Ferite nell’anima così profonde come quelle che ha subito per tanti anni non si rimarginano facilmente. Occhiate, ammiccamenti, scongiuri al suo passaggio continuano ad esserci.

Il 14 maggio 1995, alla vigilia di un tour, di un nuovo disco cui stava lavorando e di altri progetti che stava mettendo in piedi, il suo corpo senza vita viene ritrovato nella sua casa di Varese. Suicidio? Morte naturale? Overdose? Se ne sono dette tante, troppe. Le cause della sua seconda morte non sono mai state completamente chiare. Quella della prima sì. L’invidia, l’ignoranza, la volontà di fare male ad una persona buona e fragile.

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