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Il capolavoro del gruppo anglo - statunitense

Undici volte disco di diamante negli Usa

Ci sono momenti nei quali o si compie una strage, o si realizza il capolavoro della propria vita. I Fleetwood Mac, nel 1976, si trovano in uno di quei momenti. John McVie, bassista e fondatore del gruppo, e la moglie Christine (tastiere e voce) hanno appena divorziato; la relazione tra il chitarrista Lindsey Buckingham e la compagna Stevie Nicks, vocalist della band, è arrivata al capolinea, complice anche la storia di Stevie con il batterista, e altro fondatore del gruppo, Mick Fleetwood (che da poco aveva scoperto il tradimento della moglie con il suo migliore amico). Insomma, ce n’è abbastanza perché i cinque si mandino a quel paese, si sfascino gli strumenti in testa ponendo fine alla storia del gruppo e andandosene ognuno per il proprio destino, senza voltarsi indietro e senza più rivolgere parola agli ex compagni di avventura se non per mezzo di avvocati. I Fleetwood Mac fanno una cosa diversa. Mettono assieme paure, sofferenze, speranze, sentimenti, ricordi, nostalgie, rancori, pianti, rabbia e quant’altro, ci buttano dentro, incredibilmente, un bel po’ di ironia, e sfornano il miglior successo della loro esistenza: Rumours, uscito nel febbraio del 1977. E il titolo già la dice lunga: Rumours, ossia Pettegolezzi. Quei pettegolezzi che, viste le traversie del gruppo, si rincorrevano nell’ambiente musicale e non solo. Il brano che apre il disco, “Second hand news” (“Notizie di seconda mano”), scritto da Buckngham, rifà il verso alle notizie di seconda mano appunto che circolavano sul gruppo. Una galoppata, per quanto breve, che mette la parola “fine” alla sua storia con Stevie (“So che non c’è niente da dire, qualcuno ha preso il mio posto...”). A seguire, la dolcissima “Dreams” (“Sogni”): un brano scritto, fortemente voluto e cantato da Stevie Nicks, registrato al termine di una lunga serie di rimaneggiamenti che ne hanno cambiato, e migliorato, l’impianto iniziale, fino alla versione che convince tutti e che, unico singolo del disco, raggiunge i vertici delle classifiche. A Dreams, brano con cui Stevie saluta definitivamente il suo ormai ex compagno, Buckingham risponde con la sua chitarra, strumento portante del brano, e con “Never going back again” (“Non tornerò più indietro”), con la quale racconta una sua storia fugace con una donna conosciuta, sedotta e abbandonata una volta chiusa la parentesi con la sua compagna storica. Con la bellissima “Don’t stop” (“Non fermarti”) è Christine a dire la sua sulla fine del suo matrimonio, e a portare una ventata di ottimismo nel disco e nella (sua) vita: “Non smettere di pensare a domani...ieri ormai è andato”. Di capolavoro in capolavoro: con “Go your own way” (“Vai per la tua strada”), resa immortale da Forrest Gump nella sua corsa attraverso gli Stati Uniti e da Dolores O’Riordan con i suoi Cranberries, Buckingham manda idealmente a stendere la sua ex, con un testo che Stevie dimostra di non gradire in alcune parti (“Fare le valigie, scuoterti un po’ è tutto quello che vuoi fare”), ma che alla fine è costretta, obtorto collo, ad accettare. Esauriti i ritmi indiavolati delle ultime due canzoni, il disco riprende le atmosfere più distese e melodiche di Dreams con “Songbird” (“Canto di uccello”) di una quanto mai ispirata Christine. Ispirata ma, nello stesso, incazzata nera: “E ti auguro tutto l’amore del mondo, ma soprattutto lo auguro a me stessa”, canta all’ex marito. Basso e batteria predominano il pezzo successivo “The chain” (“La catena”), un brano trascinante al quale partecipano tutti e cinque i componenti del gruppo, ognuno con la sua porzione di rabbia e di sofferenza per tutte le promesse non mantenute (“Maledetto il tuo amore, maledette le tue bugie.. e se non mi ami ora, non mi amerai mai più...posso ancora sentirti mentre dici: Non spezzeremo mai la catena”). Con “You make loving fun” (“Tu rendi divertente amare”), scritto in un secondo momento rispetto agli altri brani, Christine annuncia l’inizio di una nuova storia (con un tecnico del gruppo, per aumentare ulteriormente le tensioni...): “Dolce, meraviglioso tu, tu mi rendi felice con le cose che fai”. Un brano che resta un po’ sul gozzo all’ex marito che, infatti, incide le sue parti di basso da solo. “I don’t want to know” (“Non voglio saperlo”), è un brano scritto da Stieve prima ancora del suo ingresso nel gruppo, ma che viene ripreso per Rumours sia perché la linea melodica si concilia con gli altri brani, sia perché la tematica calza a pennello con il momento che i componenti del gruppo stanno vivendo: “Non voglio stare tra te e il tuo amore, tesoro, voglio solo che tu ti senta bene... la verità è arrivata ora...”. La genesi di “Oh daddy” (“Oh papà”) è curiosa: secondo alcuni è la dedica di Stevie a Mick Fleetwood (col quale aveva avuto una storia), dal momento che è l’unico ad avere figli, per altri è la dedica di Christine al tecnico con sui sta avendo una storia, e che aveva iniziato a frequentare quando il suo matrimonio era ancora in piedi: “...sei la cosa più bella della mia vita...”. Chiude il disco “Gold dust woman” (“Donna della polvere d’oro”), una sorta di outing di Stevie, che fa riferimento allo stile di vita che l’aveva portata ad avvicinarsi alla cocaina (e poi ad abusarne): “Lei ti ha fatto piangere, ti ha distrutto, ha frantumato la tua illusione dell’amore. Ed è finita ora, raccogli i pezzi e vai a casa”.
Una lunga serie di capolavori concentrati in un unico disco, che per mesi rimane ai primi posti di tutte le classifiche, e con gli oltre 32 milioni di copie vendute gli fanno ottenere due dischi di diamante negli Stati Uniti, 11 dischi di platino nel Regno Unito oltre ad altre caterve di dischi di diamante, platino e d’oro praticamente ovunque. E che, almeno una volta nella vita bisogna ascoltare dall’inizio alla fine. Con la certezza che quella prima volta non sarà di certo l’ultima.
 

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