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back in black

 

Il capolavoro degli AC/DC

Dedicato all'ex cantante Bon Scott, scomparso pochi mesi prima

Luigi Benedetto

Bon Scott nasce nel '46 in Scozia, ma giovanissimo emigra con la famiglia in Australia. Come molti ragazzi si avvicina al mondo della musica, fondando o aggregandosi a diverse band, ottenendo qualche discreto successo, facendo dei tour. Come molti ragazzi ha anche la passione per le motociclette. Una sera, tornando a casa dalle prove, si schianta con la sua moto, rimando ferito seriamente. L'incidente comporta lo scioglimento della band nella quale milita in quel periodo. Ed è la sua fortuna. Perché, lavorando come autista, diventa amico di un ragazzo i cui fratelli minori, Angus e Malcom, suonano in un gruppo. E quando quel gruppo ha bisogno di un nuovo cantante, si rivolgono a lui. È il 1974: Bon Scott diventa il frontman degli Ac/Dc, cantando e scrivendo testi nei primi sei album del gruppo. Quelli che li consacrano come mostri sacri dell'hard rock. Questo fino al febbraio 1980, quando Scott muore soffocato nel proprio vomito (secondo alcuni) o a causa di intossicazione acuta da alcol (secondo il referto medico).

bon scott

 

Gli Ac/Dc non sanno che fare. Pensano anche di chiudere così la loro carriera. Poi però decidono di andare avanti: trovano un nuovo cantante, Brian Johnson, padre inglese e madre italiana. Scrivono nuove canzoni. E come sempre avviene quando un gruppo (i Fleetwood Mac con Rumors) o un cantante (David Bowie con Heroes) vive un momento di difficoltà, sfornano il loro successo più grande: Back in black, dedicato al loro ex cantante. Il disco viene pubblicato il 25 luglio 1980: vende più di 50 milioni di copie, risultando il secondo disco più venduto al mondo dopo Thriller di Michael Jackson.

 

                                                                                                                                                  

Il nero della copertina (come farà Bowie anni dopo con Black Star) è un segno del lutto che il gruppo sta vivendo. Una scelta osteggiata dalla casa discografica che però si scontra con la granitica determinazione del gruppo. Tutto quello che i discografici riescono ad ottenere è il contorno delle lettere che compongono nome e titolo di un colore diverso, per farlo risaltare. Il disco si apre con un ulteriore omaggio a Scott: Hells bells, brano che inizia con il rintocco di una campana. A morto, ovviamente. E poi, a decretare il meritato successo del disco, altri capolavori, come l'omonima Back in black, You shook me all night long, e ancora Shoot to thrill, Rock and roll ain't noise pollution e Given the dog a bone.

                                                              


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