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Charlie Parker

 Uno dei fondatori del movimento Bebop

E' stata una delle figure più importanti nella storia del jazz 

Luigi Benedetto

Ha vissuto solo 34 anni, ucciso dai vizi e dagli eccessi (al punto che il medico legale, quando ne constata il decesso, è convinto che l'uomo che si trova davanti ne abbia almeno 20 di più). Ma, nonostante la sua carriera non sia stata troppo lunga, Charlie Parker si è conquistato un posto nell'Olimpo del jazz, grazie alla sua bravura nel sassofono, alla sua capacità di comporre e alla sua fantasia, che l'ha portato, tra l'altro, ad essere considerato tra i padri del movimento “bebop”.

Nasce a Kansas City il 29 agosto 1920 e cresce praticamente senza padre. Inizia a suonare giovanissimo nella banda della scuola: passa poi al sassofono baritono e poi anche al contralto. Scoppia la passione. Si esercita fino a 15 ore al giorno, e a soli 17 anni debutta nelle orchestre. A 21 anni debutta sulle scene di New York, dove si stabilisce definitivamente nel 1947, dove inizia a sviluppare il proprio, personalissimo stile e a collaborare con i più grandi musicisti dell'epoca, come Dizzy Gillespie, Miles Davis e Sarah Vaughan.

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Ma mentre la sua parabola musicale sale a ritmi vertiginosi, altrettanto velocemente tocca il fondo quella umana. Parker consuma eroina fin dall'adolescenza. Una dipendenza che gli crea problemi sempre più difficile da nascondere: non si presenta ai concerti o arriva talmente alterato da essere licenziato prima ancora di iniziare a suonare. I soldi non bastano mai: a volte è costretto a chiedere prestiti a colleghi e sostenitori, a volte chiede l'elemosina in strada. Arriva anche ad impegnare il suo prezioso strumento. Per un breve periodo si sposta in California, dove l'eroina è più difficile da trovare: per questo inizia a bere, pesantemente.

Il 29 luglio 1946, al termine di una registrazione portata a termine tra mille difficoltà, ma che risulta essere una delle sue performance più intense, viene accompagnato in albergo dove inizia a dare in escandescenze: corre nudo nella hall, aggredisce chi gli capita a tiro e, ricondotto in camera, cerca di dare fuoco al letto. Viene arrestato: passa una decina di giorni in prigione, e poi viene internato per sei mesi nel reparto psichiatrico di una casa di cura. Una volta uscito, riesce a mantenersi pulito per alcuni mesi ma, tornato a New York, torna alle vecchie e cattive abitudini.

Nel 1950 incide con una grande orchestra d'archi: i suoi più vecchi fans lo accusano di essere diventato commerciale, ma l'avventura è un grande successo, anche dal punto di vista economico. Gli eccessi vissuti lo stroncano la sera del 12 marzo 1955, mentre guarda la tivù. Ma da quel momento in poi, chiunque si avvicina al mondo del jazz, deve in qualche modo fare i conti con Charlie “Bird” Parker, il suo stile e la sua influenza.


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