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Sergio endrigo

 Sergio Endrigo cantautore e gentiluomo

Il cantante e autore che ci ha regalato alcune tra le più belle e raffinate canzoni della nostra storia

na.ber.

"Per fare un un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole il fiore. Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore. Per fare un tavolo ci vuole un fiore…".

Questa bellissima canzone, scritta su un testo di Gianni Rodari e stata interpretata da migliaia di bambini e musicata da Sergio Endrigo, vero e proprio poeta della canzone italiana che 15 anni fa ci ha lasciati. Una suggestiva metafora per farci capire come tutte le cose siano collegate tra loro e il fiore, simbolo dell’amore, della pace, e dell’armonia sia necessario affinché tutto esista in questo mondo.

                                                                               

La poesia è un’arte sublime, ma complicata e lo è ancor più se si fonde con la musica. Eppure, in parecchie delle canzoni di Sergio Endrigo, che hanno conquistato il cuore di milioni di uomini e donne e che forse hanno diritto ad un piccolo spazio nel grande mare della poesia con la «P» maiuscola, la poesia del cantautore è sublime. E, la musica di Sergio Endrigo questa dignità l'ha senza dubbio conquistata adeguandosi pienamente al valore del testo, ben lontana com'è da una banale struttura fra strofa e ritornello.

Per trent’anni, Endrigo è stato, con Fabrizio De André, Giorgio Gaber e Luigi Tenco, uno dei più ispirati e creativi cantautori italiani che non a caso fece parte di quella ristretta schiera di personaggi che si rivelarono a Milano, alla fine degli anni Cinquanta, attorno alla scuderia di Nanni Ricordi, l’erede della famosa casa editrice che aveva in catalogo la musica di Verdi, Puccini e di quasi tutto il grande melodramma italiano.

Endrigo è stato, tuttavia, una persona schiva e riservata, nonostante la sua popolarità ottenuta non solo in Italia, ma anche in molti paesi d’Europa, in America del Sud e  a Cuba dove le sue esibizioni erano sempre state richieste a furor di popolo e a furor di popolo accolte.

Ha cantato l’amore, con accenti chiari e sinceri, ma anche le contraddizioni di una società, sempre con un occhio rivolto  alla gente che subisce e che spera in un domani migliore.

Anche grazie a Endrigo, la canzone italiana in quegli anni è cambiata quasi totalmente. Il suo sforzo è stato sempre quello di associare ai suoi testi ricercati e preziosi una musica ugualmente preziosa ma popolare, alternando parti più ricercate ad altre con echi più semplici, più fruibili, stando alla larga da inutili intellettualismi.

                                                         

Tra le sue canzoni immortali ricordiamo "Adesso sì" (1966); "Canzone per te" (1968) cantata in coppia con Roberto Carlos e vincitrice del Festival di Sanremo. Continua poi  a scriverne di bellissime, come "Aria di neve", "Era d’estate","Teresa", solo per citarne alcune. Dopo Pasolini, si accosta ad altri poeti, che sente vicini alla propria ispirazione: lo spagnolo Rafael Alberti, il cubano José Marti, il brasiliano Vinicius De Moraes. Tutti questi personaggi, con l’aggiunta di Sergio Bardotti e Luis Enriquez Bacalov, vanno a comporre un quadro creativo dal quale discendono canzoni di profondo respiro. Poi c’è l'incontro fondamentale con Gianni Rodari, autore di tante favole e filastrocche e romanzi per ragazzi, da cui scaturisce l'immortale "Ci vuole un fiore".


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