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paolo conti

 Playing nylon, l'ultimo lavoro di Paolo Conti

«Non amo propormi sul mercato. L'arte ha senso solo se viene condivisa» 

Luigi Benedetto

Se alcuni brani del suo ultimo lavoro, “Playing nylon”, li avesse scritti il maestro Nicola Piovani, sarebbero finiti nella colonna sonora di qualche fiction, o di qualche film. Invece li ha scritti, ed eseguiti, Paolo “Paolone” Conti, torinese di nascita e leinicese di adozione, che con la musica ha un rapporto particolare. Nel senso che non ama proporsi sul mercato. Perché oltre ad essere un musicista, e uno chef, Paolone è anche un monaco di Anima Universale e considera l’arte come energia positiva per lo spirito, che ha senso solo se viene condivisa con gli altri.

E di quell’energia positiva lui ne ha condivisa parecchia, e sempre di altissimo livello. Perché, per amor di cronaca, ha suonato con Roby Facchinetti, Dody Battaglia e Red Canzian, amici oltre che colleghi. Ha collaborato con Mogol, con Neja (che i più attenti la ricorderanno, sul finire degli anni ’90, in vetta a tutte le classifiche con il suo “Restless”) e con Marco Columbro. Ha partecipato come chitarrista al musical “Pinocchio”. Ha scritto l’inno ufficiale di Miss Italia e l’inno per i 100 anni del Toro (ora sigla della trasmissione Tv “Orgoglio granata”) cedendo in beneficienza il ricavato dalla vendita dei cd. Ha collaborato con Francesco Damiano per il suo spettacolo teatrale “Exit - Uscita di insicurezza”. Ha scritto il brano “Augusta Taurinorum 2006”, colonna sonora dei video “Torino sede olimpica” e “Torino arte e cultura”, serviti per presentare al mondo la città che avrebbe ospitato le olimpiadi invernali.

paolo conti dodi battaglia

Insomma, un curriculum di tutto rispetto, al quale aggiunge ora la sua ultima fatica. Una fatica nella quale converge il mondo musicale che Paolo “Paolone” Conti ha esplorato, dalle prime esibizioni nei locali di Torino (dove, come dice lui: «Tra un lancio di verdura e qualche timido applauso ho cominciato a dare sfogo alla mia vena creativa») alle collaborazioni di livello internazionale: la partenza dal blues e dal jazz per arrivare alla musica religiosa e per meditazione, al pop all’etnico.

E, prendendo in prestito anche la sua capacità di dosare e mischiare ingredienti quando sveste i panni del musicista e calza quelli dello chef, ha messo nei suo brani gusti (musicali) diversi. Con la sua chitarra, in un brano accompagnata dalla fisarmonica di Danilo Ballo (un’altro che in quanto a curriculum può dire la sua avendo collaborato con Celine Dion, Paco De Lucia, Rod Steward, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, i Pooh, l’orchestra della Scala di Milano e via andare), che accompagna attraverso melodie che a tratti si richiamano Sud America, a tratti si rifanno a linee musicali più vicine agli anni ’70. Che si avvicinano al più tradizionale pop italiano ma poi svisano verso suggestioni nordamericane.

Forse quei brani non diventeranno la colonna sonora di un film o di una fiction. Ma la colonna sonora di qualche momento della propria vita sì, di certo. Con quelle note non invadenti ma che ognuno, prima o poi, si può trovare a fischiettare nei vari momenti della sua giornata. 

 


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