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Led zeppelin

 Nel 1980 lo scioglimento dei Led Zeppelin

A causa della scomparsa del leggendario batterista John Bonham

Luigi Benedetto

«Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere, in piena armonia tra noi e il nostro manager, che non possiamo più continuare come eravamo».

Quarantatré parole per scrivere la parola “fine” ad una delle band più note e innovative del rock che, nel dicembre del 1980, a seguito di un lutto che colpisce la loro formazione, chiudono la carriera.

Dal primo disco, nel 1969, all’ultimo, del 1979 (ne uscirà uno dopo lo scioglimento, “Coda”, nel 1982, forse solo per rispettare obblighi contrattuali: poco più di mezz’ora di musica messa insieme con materiale di varia provenienza) sono otto gli ellepì sfornati dai Led Zeppelin, che fruttano dieci dischi d’oro, novanta di platino e quattro di diamante (un record che li accomuna ai Beatles e al cantante country Garth Brooks). E se non ci fosse stato quel lutto che ha segnato le loro vite e le loro carriere, chissà quali altri successi sarebbero riusciti ancora ad inanellare.

Il lutto, come sa chiunque mastichi un po’ di musica, è la morte del batterista John Bonham, il 25 settembre 1980. Non un batterista qualsiasi: il miglior batterista di tutti i tempi, secondo alcune riviste specializzate. Con una parabola di vita triste e singolare: ragazzo di campagna mansueto, tanto da meritarsi ad inizio carriera il nome “Bonzo”, come un altrettanto mansueto cane protagonista di un cartone animato dell’epoca, ma che negli ultimi suoi anni aveva fatto dimenticare quel nome, sostituito da “The beast”, la bestia, per gli eccessi d’ira e di violenza cui si abbandonava quando, in preda ai fumi dell’alcol (e non solo), e circondato da manager e roadies, terminava la sue serate con risse e distruggendo camere di alberghi. Quando invece era solo, si limitava ad andare in un pub, bere fine ad ubriacarsi senza, però, dare fastidio a nessuno. E quando non era in tour amava starsene a casa, in campagna, con la famiglia. Fino a quel settembre 1980 quando, a casa dell’amico e collega Jimmy Page, era morto soffocato dal proprio vomito. 

John Bonham

I Led Zeppelin erano stati di parola: dallo scioglimenti ognuno aveva seguito una propria strada, salvo rare eccezioni. Come il Live Aid del 1985, in cui si erano esibiti schierando alla batteria Phil Collins e Tony Thompson, o qualche rarissima e breve esibizione per fini benefici o celebrativi (l’anniversario della Atlantic Record, o il loro inserimento nella Rock and roll Hall of fame, o ancora in occasione del matrimonio di Jason, figlio di John Bonham), fino al 2007. Quando, con un concerto di oltre due ore, avevano dato il loro contributo alla Ahmet Ertegun Faundation: e alla batteria aveva preso posto proprio quel Jason Bonham che, musicalmente, ha seguito le orme paterne. E con quel concerto avevano stabilito un nuovo record: in sole 48 ore erano giunte venti milioni di richieste per i biglietti. Tante, troppe. Al punto di indurre gli organizzatori a chiudere le prenotazioni e assegnare i 21mila tagliandi disponibili con il sorteggio.   


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