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 A partire da "Happy Xmas" di Lennon 

Ma uno dei brani più riusciti arriva da chi proprio non te l'aspetti...

Luigi Benedetto

Dal punto di vista musicale, Natale è sempre stato fonte di ispirazione per brani più o meno noti, che in questo periodo dell’anno vengono riproposti nei negozi, nei centri commerciali, lungo le strade e per radio. Ognuno con un proprio modo di vedere e intendere questa ricorrenza.

Tralasciando i brani natalizi “classici”, o le compilation di canzoni legate al tema, o ancora i dischi che gruppi e cantanti hanno messo sul mercato nel corso degli anni riprendendo temi e melodie natalizie (come “The Beatles’ Christmas Album”, ovviamente dei Beatles, o “Christmas in the heart”, di Bob Dylan), vediamo quali sono le canzoni più natalizie più note. 

La palma va, probabilmente, a John Lennon e Yoko Ono che, il 6 dicembre 1971, prendendo abbondantemente spunto da un brano folk intitolato “Stewball”, riproposto un po’ da chiunque (le versioni più famose sono quelle di Peter, Paul & Mary e di Woody Guthrie), sfornano la loro “Happy Xmas (War is over)”, disco d’oro in Nuova Zelanda e di platino in Danimarca, Inghilterra e Italia, abbinando, come dice già il titolo, pace e Natale. 

Nel 1984 grazie agli Wham esce “Last Christmas”, storia di un amore finito male proprio a Natale, che diventa non solo un successo mondiale ma anche un vero e proprio tormentone, al punto che ogni anno si scatena una gara, chiamata “Whamageddon”: vince chi, nel periodo compreso tra il 1° dicembre e la mezzanotte del 24, non incappa neppure una volta in questa canzone. George Michael ci riprova nel 2008, con minor successo, con “December song (I dreamed of Christmas)”. Niente storie d’amore, questa volta, ma tanta speranza per il futuro. 

Con il tema natalizio si cimenta anche, e con enorme successo, la Band Aid (i più bei nomi della musica inglese del 1984), con “Do they know it’s Christmas”, eseguita per raccogliere fondi contro la fame nel mondo. E ancora Paul McCartney (“Wonderful Christmas time”), Elton John (“Step into Christmas”), Stevie Wonder (“What Christmas means to me”), Bruce Springsteen (con una delle tante cover di “Santa Claus is coming to town”) e i Queen (“Thank God it’s Christmas”).

Altri due brani, poi, sono entrati ormai nel repertorio della tradizione. “All I want for Christmas is you”, che non ha bisogno di spiegazioni, di Mariah Carey, e “Feliz Navidad”, di Josè Feliciano ma riproposta col passare del tempo in una infinità di versioni.

In Italia, spesso Natale viene descritto in funzione di una persona lontana, con la quale non si riesce a trascorrere questo periodo. E se Francesco De Gregori, con la sua “Natale” (dopo che due anni prima aveva descritto “L’uccisione di Babbo Natale”), racconta un momento tutto sommato sereno, e appena turbato dall’assenza di qualcuno (“E da dietro la porta sento uno che sale / ma si ferma due piani più in giù / un peccato davvero, ma io già lo sapevo /che comunque non potevi esser tu / e tu scrivimi scrivimi / se ti viene la voglia / e raccontami quello che fai”), e Paolo Barabani nel Natale 1981 (dopo che nel Sanremo dello stesso anno con “Hop hop somarello” si era buttato sulla Pasqua) lancia una sorta di appello: (“E se brilla una stella cometa lassù / vorrei tanto ci fossi anche tu…”), Claudio Baglioni, con “Notte di Natale” rende allegro anche il libro Cuore descrivendo in modo angosciante una lei che non torna neppure per questa festività (“Quanto è tardi qui a casa mia / lei non chiama più / è un Natale da buttare via / lei non viene più… Dio tu stai nascendo e muoio io”). 

Fabrizio De Andre, riprendendo un brano di Brassens, descrive in “Leggenda di Natale” la violenza su una ragazza; Antonello Venditti con “Regali di Natale” parla di storie finite e di persone che non si dimenticano, di rimpianti e nostalgie; Francesco Guccini, in dialetto, con “Natale a Pavana” racconta le feste della sua giovinezza, e Brunori Sas, con “La vigilia di Natale”, mette a confronto il suo Natale di oggi con quello di quando era bambino, in uno scontro tra consumismo ed emozioni. 

 

 

 

Tre brani meritano qualche parola in più. Nel 1989, all’hotel Sorapis di San Vito di Cadore, si ritrovano alcuni musicisti, e relative famiglie, per trascorrere le festività. Sono Zucchero, Dodi Battaglia, Maurizio Vandelli, il maestro Fio Zanotti, il bassista del Nomadi Umberto Maggi e il manager di Zucchero Michele Torpedine. E già che sono lì, si dicono: «Perché non facciamo una canzone per fare gli auguri ai nostri amici?». Poi il progetto si allarga: alla canzone natalizia se ne aggiungono altre sette e nel dicembre di quattro anni dopo esce il disco “Walzer d’un blues” di “Adelmo e i suoi Sorapis”,  che contiene anche “… e così viene Natale” (con gli immortali versi: “Buon Natale a tutti voi / lo scrivo con il lapis / Buon Natale a tutti voi / da Adelmo e i suoi Sorapis”).

The Zen Circus, con “Canzone di Natale”, guardano la festività da un’angolazione del tutto particolare. L’io narrante (o meglio cantante) è un ragazzo tossicodipendente in piena crisi di astinenza che non vede l’ora che il pranzo finisca per potersi comprare la dose (“Fa che nonna mi abbia regalato i contanti / e non il solito paio di guanti / Mamma dice: Non aspetti neanche il panettone / dimmi dove te ne vai, coglione / Io non lo so se arrivo in fondo o no a questo pranzo / fra il secondo primo e il primo secondo / mi alzo, chiamo il tipo che sennò sprofondo”). 

Ma una delle migliori canzoni natalizie, ripresa da un brano tradizionale per bambini, arriva da chi meno te l’aspetti. Con la collaborazione di Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Roberto Vecchioni, Enrico Ruggeri e Mina, nel 2011 Enzo Iacchetti lancia “Buon Natale”: un inno alla pace, alla tolleranza, all’accoglienza che più natalizio non si potrebbe. Il cui ricavato è stato devoluto per costruire una diga in Kenya. E se in questi giorni si hanno 3 minuti e 38 secondi di tempo libero, vale la pena di fare un giro su You Tube, e ascoltarsela. E Buon Natale.


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