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Francesco De Gregori

La carriera di Francesco De Gregori

Dalle collaborazioni con Dalla e De Andrè al processo subito a Milano nel 1976

lu.be. 

Uno degli ultimi grandi cantautori, quelli che davvero hanno dato una svolta alla musica italiana, ancora in attività compie settant’anni. Qualcuno, come Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla o Pino Daniele, se n’è andato. Qualche altro, come Francesco Guccini o Ivani Fossati, ha appeso la chitarra al chiodo.

Lui, Francesco De Gregori da Roma, detto “Il Principe” (soprannome coniato e affibbiatogli da Dalla) continua a scrivere canzoni e a cantarle. Dopo mezzo secolo di carriera passata attraverso tappe che avrebbero dato materiale per rendere uniche dieci vite, e non solo una.

Dalle collaborazioni di prestigio (a partire dal primo disco, Theorius Campus, realizzato a quattro mani e due voci con Antonello Venditti, alle canzoni scritte con De Andrè) ai tour indimenticabili (partendo da quel “Banana Repubblic” con Dalla - progetto poi replicato nel 2010 da “Work in progress” - per arrivare alla fortunata stagione in cui ha diviso il palco con Pino Daniele, Ron e Fiorella Mannoia), dalle scelte discografiche quantomeno curiose (come i tre dischi live, “Catcher in the sky”, “Niente da capire” e “Musica leggera”, usciti lo stesso giorno) a quello stile alla Dylan nell’eseguire le canzoni dal vivo che rende quasi impossibile al pubblico cantarle con lui, al “processo” subito nel 1976 al Palalido di Milano (quando la esibizione era stata interrotta da gruppi dei collettivi studenteschi, saliti a più riprese del palco, e che al termine del concerto, sotto la minaccia di una pistola, lo avevano riportato in scena per sottoporlo ad un vero e proprio interrogatorio).

Per arrivare ai brani che hanno fatto epoca, e si sono ritagliate un posto non solo nella storia della musica ma anche su tanti libri scolastici: da Generale a Viva l’Italia, da Rimmel a La leva calcistica della classe ’68 (dedicata ad Agostino Di Bartolomei, in quegli anni capitano della Roma, morto poi suicida nel 1994) a La donna cannone. A quei versi che qualcosa vogliono dire, per quanto sia a volte difficile capirne il senso (un esempio su tutti: “Conoscete per caso una ragazza di Roma la cui faccia ricorda il crollo di una diga?”). A quel carattere, divertito ma riservato, lontano anni luce del gossip, sempre in bilico tra il popolare e l’ermetico che l’hanno reso davvero il principe tra i cantautori italiani.    

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