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milva

Per anni ha vissuto in frazione Tedeschi

 La musica e il teatro l'hanno portata ad esibirsi in tutto il mondo

lu.be. 

Milva alla Singer, impegnata in uno spettacolo a favore degli operai che avevano occupato lo stabilimento. Milva al cimitero, a salutare come una qualunque cittadina i suoi cari. Milva a cena al Togo, con alti personaggi del mondo dello spettacolo. Milva nella sua casa all’angolo con strada Zea, con uno stuolo di giornalisti davanti al cancello che cercavano di strapparle una dichiarazione.

I ricordi di Leini con Maria Ilva Biolcati, meglio conosciuta come Milva (scomparsa a Milano a 81 anni), sono tanti, dal momento che, per molto tempo ha vissuto in un villa a Tedeschi, a partire dal dicembre 1967. A quell’epoca aveva già all’attivo diversi dischi, svariate partecipazioni a Sanremo, una figlia e un matrimonio che stava vivendo le sue ultime battute. E proprio questa situazione, quel momento di grande confusione, l’aveva portata a dipingere con tinte non troppo idilliache la sua parentesi leinicese, affrettandosi anche a sottolineare che il giudizio non era tanto da imputare alla casa, o al paese, ma proprio alla sua vicenda personale che i giornali stavano mettendo sotto la lente di ingrandimento.

Pochi artisti hanno saputo, come lei, spaziare tra generi diversi, e hanno saputo conquistare successi e consensi anche fuori dai confini italiani (non a caso è stata insignita con la Legion d’onore francese, e con la Croce al merito di primo classe della Repubblica Federale di Germania oltre che del titolo di Commendatore).

La sua carriera parla di oltre sessanta dischi in studio, 14 dal vivo, un centinaio di raccolte, una quindicina di partecipazione al Festival di Sanremo. Una decina di film, venti programmi televisivi, una serie sterminati di spettacoli teatrali, tra i quali la famosissima “Opera da tre soldi” di Bertold Brecht. Passando dal folk alla canzone napoletana con immutato successo, dalla musica impegnata (impegno che ha sempre accompagnato la sua vita) a quella più leggera, permettendosi il lusso di rifare le canzoni di Edith Piaf, collaborando con i più grandi: da Ennio Morricone a Franco Battiato (grazie al quale era balzata in vetta a tutte le classifiche con Alexander Platz, realizzata in precedenza da Battiato e Alfredo Cohen col titolo “Valery”), da Giorgio Faletti ad Astor Piazzolla a Mikis Theodoriakis. Dalla Russia al Giappone, dal Sud America all’Europa, i luoghi on cui è stata chiamata ad esibirsi potrebbero coprire tutto un mappamondo.

Poi il ritiro dalle scena. Lentamente, come lentamente si faceva più prepotente l’Alzheimer che l’aveva aggredita. Prima l’addio alle esibizioni dal vivo. Poi agli spettacoli teatrali. Poi alle comparsate in tv. Poi, nella mattinata del 24 aprile, l’ultimo saluto, quello a quell’opera d’arte meravigliosa che è stata la sua vita.


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