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 Incertezza sul futuro e mancanza di liquidità

Dalla fine del lockdown solo il 57% delle aziende di servizi e il 48% di quelle manifatturiere è ripartito

na.ber.

La normalità è ancora lontana.

Le previsioni sull’uscita dalla crisi non vedono risposte certe: se le aziende dei servizi sono lievemente più ottimiste sui tempi di uscita (il 19% prevede entro l’estate e il 27% entro fine anno), nel manifatturiero quasi un terzo delle imprese ritiene impossibile fare previsioni.

Le aziende piemontesi si stanno impegnando con forza e determinazione per la ripresa, ma non solo è ancora massiccio l’utilizzo dello smart working, ma continua ad esserci molta incertezza sul futuro, mancanza di liquidità e una produzione che fa affidamento principalmente sugli ordini stranieri.

Questo in sintesi lo scenario in cui si trovano ad operare le aziende torinesi nella Fase 2, fotografato da una Survey condotta dall’Unione Industriale di Torino nell'ultima decade di maggio cui hanno partecipato 247 aziende torinesi, di cui 157 manifatturiere e 100 appartenenti al settore terziario. In seguito al termine del lockdown, la ripresa delle attività economiche risulta ancora parziale. Solo il 57% delle aziende di servizi e il 48% di quelle manifatturiere, infatti, è ripartito con oltre il 75% del personale.

gallina dario

«L’indagine fotografa un tessuto industriale che s’impegna e che sta cercando di uscire da quest’emergenza - dichiara il presidente dell'Unione Industriale Dario Gallina -  pur utilizzando strumenti che ritiene ancora inadeguati rispetto alla gravità della situazione e dovendo affrontare forti problemi di liquidità. Le imprese manifatturiere sono quelle che scontano maggiore incertezza sulla quantificazione dell’impatto e sui tempi di uscita dalla crisi. I risultati sono chiari: tra i problemi più avvertiti, al primo posto restano la liquidità, i pagamenti e le difficoltà normative. Tutto ciò è insostenibile. Tuttavia, questa rilevazione ci regala anche un dato molto importante: le aziende vedono l’innalzamento dei costi per la sicurezza come elevato, ma sostenibile».

Tra i problemi riscontrati dalle imprese in questa fase, il più sentito riguarda la liquidità e i pagamenti, giudicati come significativi dal 72% degli intervistati. La stessa percentuale ha ritenuto altrettanto preoccupanti le problematiche relative agli aspetti normativi, particolarmente intricati e in costante aggiornamento. Sono state, inoltre, avvertite difficoltà derivanti dagli aspetti organizzativi, molto impattanti soprattutto per il settore dei servizi, con il 26%, contro il 10% del manifatturiero. Meno sentite, infine, le problematiche relative alla carenza di forniture (maggiormente avvertite nei servizi, con il 17%), mentre la carenza di personale non è stato ritenuto un problema in nessun settore.

aziende manifatturiere

Per quanto riguarda gli ordini, la domanda italiana è crollata in modo grave per il 47% degli intervistati, e in modo abbastanza significativo per un ulteriore 34%. Regge, al contrario, l’export, che ha visto una contrazione impattante per il 37% e meno significativa per il 21% delle aziende.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda i costi dell’adeguamento sanitario, che sono considerati elevati, ma sostenibili da oltre il 60% delle imprese. Un dato che riflette profondamente la cultura della sicurezza radicata nelle aziende del nostro territorio.

 

«Una volta di più, le imprese del nostro territorio dimostrano quanto la cultura della salute - aggiunge Gallina - di tutti sia radicata nel loro modo di essere, e fondamentale premessa per ogni attività produttiva. E proprio in ragione di questo, i criteri del click day per l’assegnazione dei 50 milioni del bando Impresa Sicura sono stati una grandissima delusione: è inaccettabile umiliare le aziende che hanno investito in progetti per la sicurezza, attraverso una procedura per il click più veloce, durata meno di un secondo. La responsabilità non è una lotteria. Sarebbe stato più opportuno utilizzare altri strumenti, come ad esempio il credito d’imposta. Abbiamo bisogno di ragionamenti di politica industriale di ampio respiro, per poter accorciare i tempi della ripresa, permettendo alle aziende di ricominciare a crescere».

imprese servizi

Alla domanda relativa alla valutazione dell’impatto della crisi, gli imprenditori hanno risposto che gli effetti sono ancora troppo imprevedibili. Solo il 31% si ritiene attrezzato per superarla, mentre un ulteriore 30% non ritiene di poter ancora fare previsioni, e il 26% si dice certo di conseguenze molto serie. Solamente il 10% vede questa situazione come un’opportunità.

Le previsioni sull’uscita dalla crisi, infatti, non vedono risposte certe: se le aziende dei servizi sono lievemente più ottimiste sui tempi di uscita (il 19% prevede entro l’estate e il 27% entro fine anno), nel manifatturiero quasi un terzo delle imprese ritiene impossibile fare previsioni.

 


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