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vaccino covid oxford

 

Studiato a Oxford e prodotto dalla Irbm Spa

Le Foche e Clerici: «non ci arriveremo prima di maggio/giugno 2021»

Mariaelena Spezzano

«Siamo arrivati a un punto importante cioè a dimostrare che questo vaccino è sicuro e soprattutto produce anticorpi», affermano l’immunologo e responsabile del Day hospital di immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I, Francesco Le Foche, e il presidente dell’Associazione Microbiologi clinici italiani e membro del comitato tecnico scientifico della Regione Lombardia, Pierangelo Clerici, riguardo l’elaborazione del vaccino ChAdOx1 nCoV-19 candidato contro Sars-Cov-2 da parte dello Jenner Institute della Oxford University in collaborazione con l’azienda italiana di Pomezia “Irbm” che si sta occupando della produzione del farmaco.

Entrambi precisano che «per portare a termine la sperimentazione e poi produrlo serve tempo. Non ci arriveremo prima di maggio/giugno 2021». Infatti, «per preparare un vaccino», spiegano i due studiosi, «si impiegano anche otto anni».

Dopo aver ottenuto risposte più concrete intorno alla fine del 2020, bisogna anche considerare la «necessità che le industrie si accordino per una condizione etica di produzione e divulgazione del vaccino, che dovrà essere estesa a tutto il mondo», continua Le Foche.

Inoltre, nonostante ci sia «una risposta immunitaria ottimale», proseguono gli studiosi, «non si ha ancora idea dei tempi di permanenza degli anticorpi nell’organismo e della memoria immunologica indotta».

vaccino anti coronavirus 1

Riportando gli esiti di un trial di fase 1 e 2 condotto dai ricercatori britannici nel Regno Unito, la rivista scientifica inglese in ambito medico “Lancet” dimostra che in seguito alla sottoposizione da parte di 1.077 volontari tra i 18 e i 55 anni che non hanno mai contratto Sars-Cov-2 in precedenza, di cui una metà ha ricevuto il vaccino sperimentale, mentre all’altra metà è stata somministrata una dose di un vaccino antimeningococcico coniugato per iniezione intramuscolare, nella maggior parte di essi la produzione di cellule T specifiche e di anticorpi di tipo IgG che formano la memoria immunitaria hanno raggiunto il picco rispettivamente dopo 14 e 28 giorni dalla prima iniezione. Con la somministrazione di una seconda dose di ChAdOx1 nCoV-19 dopo 28 giorni su 10 partecipanti è stato rilevato un potenziamento della risposta immunitaria.  

In aggiunta, solo «testando un gran numero di volontari» a cui verrà somministrato il vaccino, come avverrà nella fase 3 del trial con il coinvolgimento su larga scala di persone tra Regno UnitoBrasile e Sudafrica, sarà possibile definire meglio gli effetti collaterali riscontrati fino ad ora dai volontari, come mal di testa, brividi, dolori muscolari e febbre di lieve entità e al momento gestibili con paracetamolo. Il presidente della Irbm, Pietro Di Lorenzo, sottolinea che questa fase «coinvolgerà in totale 30-40mila soggetti inclusi anziani, bambini e persone con patologie».

Le Foche ricorda anche che «la pressione è tale e tanta che si sta facendo una cosa mai vista prima, con tutti i problemi e i rischi che questo comporta». Si rivolge, poi, al buon senso degli italiani sulla scelta di vaccinarsi: «Per essere efficace e generare immunità di gregge, infatti il vaccino deve essere somministrato al 95% della popolazione». Infine, conclude insistendo sulle regole da seguire oggi e in autunno per contenere la diffusione del contagio, tra cui “responsabilità, mascherine negli ambienti dove sono necessarie e lavaggio delle mani”, oltre che la vaccinazione antinfluenzale di qui a qualche mese «per evitare la sovrapposizione delle sindromi da Covid e da influenza e dar modo di arrivare a diagnosi differenziali immediate».


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