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impronte dello yeti

Le impronte fotografate dall'esercito indiano

Si troverebbe sul monte Makalu

Lo Yeti? Esiste, è vivo e lotta non proprio insieme a noi, ma sul monte Makalu, 8.463 metri di altezza nel massiccio dell’Himalaya, al confine tra il Nepal e il Tibet, ad una ventina di chilometri di distanza dall’Everest.


Fino all’altro, giorno il monte era conosciuto per due motivi: essere la quinta vetta più alta del mondo ed essere una delle più difficili da scalare. Il Makalu, infatti, è una piramide quasi perfetta, con i quattro lati esposti ai venti che ne rendono ardua la conquista: non a caso è stato scalato poche volte (la prima solo nel 1955), e sempre non a caso è stata una delle ultime vette conquistate in inverno (nel 2009, grazie all’italiano Simone Moro e al polacco Denis Urubko).


Ora, quel monte dal nome dalla genesi incerta, è famoso in tutto il mondo, e non solo tra gli amanti dell’alpinismo, per un terzo motivo: in quella landa, infatti, abiterebbe il leggendario yeti. A dirlo niente di meno che l’esercito indiano che, durante una spedizione avrebbe trovato niente di meno che le impronte “dell’abominevole uomo delle nevi”, la cui esistenza ciclicamente viene riproposta, a partire dal 1400, da alpinisti più o meno famosi (tra gli altri lord Hohn Hurt, capo della spedizione di Edmund Hillary nel 1953, e Reinhold Messner nel 1986, per il quale la misteriosa creatura, però, altro non sarebbe che un orso delle nevi uso a spostarsi sulle zampe posteriori).


La spedizione indiana ha pubblicato gli scatti delle tracce dello Yeti su Twitter (da cui sono state tratte e pubblicate in tutto il mondo), specificando che si tratta di impronte di 81 centimetri per 38 molto distanziate l’una dall’altra, e la pubblicazione ha rapidamente fatto il giro del mondo, dividendo i giudizi tra coloro che esultano davanti ad una scoperta di tale portata, e coloro che, invece, ritengono il tutto l’ennesima bufala, ipotizzando che le impronte altro non sarebbero che le tracce lasciate dalle racchette per la neve. L’esercito indiano, dal canto suo, dopo aver annunciato urbi et orbi la scoperta, ha preferito trincerarsi dietro un più prudente: «La immagini sono state consegnate agli esperti della materia»...


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