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makkox

 

Il vignettista ha raggiunto il successo grazie a Propaganda

Per lui il pubblico delle grandi occasioni

Luigi Benedetto

Direttamente dal programma Propagandalive, in onda il venerdì sera su La Sette, è sbarcato al Festival dell’Innovazione e della Scienza, in corso di svolgimento a Settimo, Marco Dambrosio, meglio conosciuto come Makkox. Come si lega un festival incentrato sulle scienza intitolato “Tempo al tempo” con un vignettista satirico? Presto detto. Anche la comicità hai suoi tempi. Le battute, per essere efficaci, hanno i loro tempi. Le vignette, la sua specialità, devono avere i loro tempi per centrare il loro obiettivo.


Makkox ha accompagnato il pubblico, decisamente folto, in un viaggio attraverso le sue opere più note, dissacranti, a volte amare ma mai banali, sempre argute e divertenti, che lo hanno fatto diventare un punto di riferimento della satira italiana.

«Prima di arrivare a questo punto ho fatto mille lavori - ha spiegato - Dal traslocatore all’operaio in una cava. Partivo il mattino prima dell’alba a recuperare i colleghi, e poi ci fermavano a fare colazione con pane e soppressata prima di iniziare il turno». Poi i primi riconoscimenti, le prime pubblicazioni fino all’incontro con Diego Bianchi - Zoro, e la partecipazione, dapprima muta, a Gazebo. «Poi, nelle pause, o nelle riunioni in cui si costruiva la trasmissione, le battute venivano da sole, fino a quando mi è stato detto: a questo punto prendi il microfono e parla. Anche se è vero che poi, molte delle battute che si fanno dietro le quinte, non si possono ripetere davanti alle telecamere».

Anche se non si direbbe, Makkox arriva da una famiglia profondamente di destra: «Sono cresciuto tra busti del duci e comizi di Almirante... ma poi ho preso una mia strada. Tutti credono che abbia fatto una lunga trafila ne centri sociali...ma non è così - ha concluso - Ci sono entrato per la prima volta pochi anni fa, accompagnando Zero Calcare, che ho scoperto quando ancora non era conosciuto e di cui ho prodotto i primi lavori. E quando mi ci sono trovato dentro, mi guardavo attorno e riuscivo a pensare una sola cosa: «Chissà quanto tempo ci vorrebbe a traslocare tutta questa roba?».


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