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nonsolocontro2017

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E' l'esito dell'analisi effettuata dal Work Trend Index

A dimostrarlo è l'analisi delle onde cerebrali che dimostra come la fatica percepita abbia un fondamento reale

na.ber.

Stanchi dopo una giornata di lavoro e meeting da remoto? E' normale. Ad asserirlo è l’analisi delle onde cerebrali che dimostra come la fatica percepita abbia un fondamento reale.

Dall'analisi effettuata risulterebbe infatti che la collaborazione da remoto sia più mentalmente più sfidante rispetto a quella in presenza e come allo stesso tempo sembra che per alcuni soggetti anche tornare a collaborare in presenza risulti faticoso. L’esperienza della pandemia, insomma, è destinata a impattare anche in questa fase di riapertura.

E’ il risultato di un'indagine svolta dal Work Trend Index di Microsoft su un campione di oltre 2.000 persone attive da remoto in 6 Paesi (di circa 350 in Italia) e le evidenze di oltre 30 progetti di ricerca di Microsoft con cui si è cercato di comprendere l’esperienza dei “remote worker” attraverso survey, interviste, analisi, focus group e studi sul cervello umano. 

video conference

I video-meeting generano fatica, come emerge dallo studio dei marcatori di stress che risultano più significativi nei casi di video-conference rispetto ad altre attività lavorative come la gestione di e-mail. Gli elevati livelli di concentrazione richiesta determinano l’insorgere della fatica intorno ai 30/40 minuti e nelle giornate particolarmente affollate di riunioni video si inizia a percepire lo stress dopo un paio d’ore di lavoro.

Quali sono le cause?

La necessità di concentrarsi continuamente sullo schermo per estrapolare informazioni rilevanti, la minor disponibilità di segnali paraverbali che tipicamente aiutano a gestire la conversazione, la condivisione dello schermo che impedisce di visualizzare bene le persone con cui si sta interagendo. 

L'emergenza sanitaria che ha portato molti Paesi al lockdown,  potrebbe aver cambiato per sempre la cultura del lavoro, accelerando una maggiore compenetrazione di vita lavorativa e privata.

smartworker

 

L’Italia in questo caso è risultata in controtendenza, dal momento che i più (66%) dichiarano di aver gestito senza difficoltà il work-life balance. In questa situazione, inoltre, si è generata una maggior empatia tra colleghi (62% la media globale e 54% il dato italiano), ognuno più conscio delle sfide personali degli altri. Altro dato positivo è relativo all’inclusività del lavoro. Oltre il 52% delle persone a livello globale e a livello italiano si sono sentite più valorizzate o incluse in quanto partecipanti da remoto ai meeting, dal momento che in modo molto paritario tutti si sono trovati a operare nella stessa modalità di virtual room. E la chat è diventata sempre più uno strumento di condivisione del proprio punto di vista: i messaggi chat durante i meeting via Teams sono cresciuti di oltre 10 volte da marzo a giugno.

Le conclusioni dell'analisi

Gli uffici fisici non scompariranno: secondo gli studi di Microsoft il lavoro del futuro sarà più probabilmente un mix fluido di incontri fisici e collaborazione da remoto. L’ 82% dei manager a livello globale e addirittura l’89% in Italia si aspetta policy più propense al lavoro agile nella fase post-pandemica. In Italia il 72% di manager e dipendenti ha proprio espresso il desiderio di continuare a lavorare da casa almeno part-time. Esistono tuttavia alcuni nei: a livello globale, in molti (60%) si sentono meno connessi ai propri colleghi e solo il 35% ha uno studio in cui lavorare, perciò sono frequenti le distrazioni, i problemi di connessione e la mancanza di ambienti ergonomici. Di conseguenza se è vero che il futuro del lavoro sarà più agile di quanto sia mai stato finora, è altrettanto vero che le sedi fisiche con i loro vantaggi in termini ergonomia e relazione continueranno a rivestire un ruolo importante.


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