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nonsolocontro2017

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Ugo Frigerio

 

Accadde alle Olimpiadi di Anversa nel 1920

Durante la premiazione del milanese Ugo Frigerio, vincitore della marcia

Luigi Benedetto

E, succede anche che alle Olimpiadi, al momento della premiazione di un atleta azzurro, si suoni “O sole mio”. Succede ad Anversa, ai giochi del 1920. Giochi che si aprono il 14 agosto, e che vedono come protagonista di quel singolare episodio un ragazzo milanese di soli 19 anni, Ugo Frigerio. Si iscrive all'ultimo momento alla 10 chilometri di marcia (che vince, come pure la gara sulla distanza dei 3 chilometri). Al momento della premiazione, però, la banda che devo eseguire gli inni si accorge di avere perso lo spartito. Il mastro, senza perdersi d'animo, attacca l'unico brano italiano che tutti conoscono a memoria: “O sole mio appunto”, che tutto lo stadio canta a squarciagola mentre Frigerio riceve la medaglia.

Non è l'unico momento singolare di quelle Olimpiadi, organizzate in un Paese che fa i conti con le devastazioni della guerra, e che presenta non pochi problemi di natura infrastrutturale ed economica. Ma, nonostante tutte le difficoltà, è una edizione positiva, nella quale, a parte i contrattempi e gli intoppi che possono accadere quando si mette un moto una macchina di quella portata, non riserva troppe brutte sorprese. Anzi, introduce una pratica che sarà poi ripetuta in tutte le edizioni successive: quello del giuramento olimpico in apertura dei giochi.

manifesto anversa

Come in ogni edizione non mancano le note curiose: come la squadra di pallanuoto italiana, che abbandona la partita contro la Spagna perché l'acqua della piscina è troppo fredda. O quanto accade allo schermidore Nedo Nadi che, dopo aver vinto il quinto oro, viene portato in trionfo dall'americano sconfitto in finale. E gli ammutinamenti: prima quello degli atleti americani, che arrivano in Belgio via nave, ma su una nave funeraria,  e sbarcano puzzando di formaldeide (e che riescono ad ottenere una nave diversa per il ritorno), e poi quello dei raccattapalle del tennis che durante in interminabile incontro tra un greco e un americano, non esistendo il tie break, si rompono le scatole e se ne vanno a pranzo. E poi la medaglia d'oro vinta dagli inglesei nel... tiro alla fune, davanti a Paesi Bassi e Belgio; la protesta dell'infermiera americana Ethelda Bleibtrey, vincitrice di tre ori nel nuoto, che al momento della premiazione si lamenta con la regina per essere state costrette a nuotare nel fango, e non nell'acqua (su di lei pendeva una condanna, in America, per nudità sulle spiaggia di Manhattan), e il bronzo del piemontese Valerio Arri nella maratona, che taglia il traguardo con una triplice capriola sotto gli occhi di De Coubertin.


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