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 L'incidente il 5 settembre 1970

Il terribile schianto durante le prove sul circuito di Monza 

Luigi Benedetto

È diventato campione del mondo di Formula Uno nel 1970. Ma non ha potuto festeggiare quel riconoscimento, non ha potuto sollevare coppe o rilasciare interviste, salutare i propri tifosi o brindare al successo. Per il semplice e triste motivo che Jochen Karl Rindt, pilota austriaco, era morto in un incidente sul circuito di Monza, quando ancora mancavano quattro Gran Premi alla fine della stagione.

Una storia singolare, la sua. Nasce nel 1942 a Magonza, in Germania, proprio nel “bel” mezzo della Seconda Guerra Mondiale. I suoi genitori muoiono due anni dopo, sotto un bombardamento: lui viene adottato dai nonni, che vivono in Austria. Appassionato di automobilismo sin da bambino, vende, raggiunta la maggiore età, l'impresa che aveva ricevuto in eredità dal padre per finanziare questa sua passione. Nel 1963, a 21 anni, esordisce nella Formula Junior, l'anno successivo in Formula 2, ottenendo molte vittorie e piazzamenti. Nel 1964 debutta in Formula Uno: ottiene qualche piazzamento ma non riesce a sfondare anche perché i mezzi sui quali gareggia non sono all'altezza delle aspettative.

È un pilota velocissimo, coraggioso, determinato. Qualità che nel 1968 lo fanno approdare alla Lotus, come compagno di Graham Hill. Nel 1969 è vittima di un grave incidente in Spagna: si rompe la mascella, riporta una seria commozione cerebrale che gli procura disturbi alla vista e all'equilibrio. Si ristabilisce, e sul circuito di New York ottiene la sua prima vittoria, nello stesso Gran Premio in cui Hill è vittima a sua volta di un grave incidente nel quale si frattura entrambe le gambe e mette, di fatto, fine alla sua carriera in Formula Uno. Nel 1970, quindi, Rindt è la prima guida della Lotus. Vince cinque delle prime nove gare, e accumula un tale vantaggio sugli altri piloti che si presenta a Monza con tutte le possibilità di vincere matematicamente il titolo con quattro gare di anticipo.

incite rindt

 

Durante le prove del sabato, forse per il cedimento dell'impianto frenante, la sua Lotus si schianta contro il guard rail. Un incidente che potrebbe non essere così pericoloso se non fosse per il fatto che una ruota si infila in una buca situata sotto il parapetto (scavata forse da tifosi che volevano entrare “a sbafo” nell'autodromo), e fa fare una violenta rotazione all'auto. L'impatto è devastante. Le cinture di sicurezza si strappano, il piantone dello sterzo gli sfonda lo sterno. Gli arti inferiori sono seriamente lesionati: un piede è staccato quasi di netto dalla gamba. Quando arrivano i soccorsi è ancora vivo: muore pochi minuti dopo, in ambulanza. Il suo principale rivale per la corsa al titolo, Jacky Icks, arriva terzo. Vince due delle gare rimanenti. Ma la vittoria di Emerson Fittipaldi nel Gran Premio degli Stati Uniti fa si che non riesca a raggiungere Rindt. Che si laurea campione del mondo, senza poter festeggiare il coronamento della fatiche di tutta una vita.


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