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 È stato definito il miglior giocatore di sempre

Unico al mondo, ha vinto tre edizioni dei Mondiali, sulle cinque disputate

Luigi Benedetto

All’anagrafe si chiama Edson Arantes do Nascimento, ma tutti lo conoscono come Pelè. È nato in Brasile, esattamente ottant’anni fa. Di professione stella del calcio. Non calciatore, perché di calciatori ce ne sono tanti. Di stelle del calcio una sola: lui. Lo dicono i giudizi degli esperti, lo dicono i numeri della sua carriera. Lo dicono le 1.281 reti segnate in 1.363 partite giocate. Lo dice il fatto che è stato insignito, unico al mondo (ovviamente) del Pallone d’oro Fifa del secolo, il massimo riconoscimento che un giocatore possa ottenere.

Lo dice il fatto che, unico giocatore al mondo, ha vinto tre edizioni dei mondiali sulle cinque giocate (giocare cinque mondiali vuol dire essere sulla cresta dell’onda per venti anni buoni): la prima nel 1958, quando aveva solo 17 anni (facendo 6 gol, due dei quali in finale contro i padroni dei casa della Svezia, e una di queste rete è considerata tra le più belle mai messe a segno in un mondiale), la seconda nel 1962, in Cile (anche se in questa occasione il suo contributo era stato meno determinante, perché un brutto infortunio l’aveva messo fuori gioco alle prime partite) e la terza nel 1970, in Messico (battendo in finale l’Italia per quattro a uno, aprendo le danze con un gol di testa).

                                                                               

Erano altri tempi, tempi in cui nel calcio esistevano le bandiere: non a caso Pelè ha disputato quasi tutta la sua carriera nel Santos (giocando dal 1957 al 1974), nonostante tutte le squadre del mondo fossero pronte a fare punti d’oro per accaparrarsi la sua abilità. Ha cambiato casacca solo sul finire della carriera, andando ad insegnare come si gioca a calcio agli Yankees militando per un paio d’anni nei Cosmos di New York, assieme a tanti altri campioni a fine carriera (dal portiere inglese Gordon Banks al libero tedesco Franz Beckenbauer, dall’attaccante italiano Giorgio Chinaglia al polacco Wladyslaw Zmuda).

Dopo il suo ritiro ha scritto libri, composto musiche, fatto l’attore (recitando anche in “Fuga per la vittoria” accanto a Sylvester Stallone), girato spot, è diventato il protagonista di un video gioco e ha rappresentato se stesso, e quindi il calcio, in eventi e manifestazioni. E allora buon compleanno Pelè. Detto anche O rei. O rei do futebol. La perla nera. 

 
 


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