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nonsolocontro2017

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Alex Schwazer

 Si è chiusa l'odissea del marciatore

Non si era dopato: qualcuno ha manomesso le sue provette

lu.be.

Parli di un marciatore e ti viene in mente un ciclista. Parli di un’ingiustizia e te ne viene in mente un’altra. Parli di uno che ci ha rimesso anni di carriera che potevano portarlo (di nuovo) sul tetto del mondo e ti viene un mente uno che ci ha rimesso la vita. Parli di Alex Schwazer e ti viene in mente Marco Pantani. Un oro olimpico, uno europeo e due bronzi mondiali il primo, un Giro d’Italia, un Tour de France e un bronzo mondiale il secondo.

Entrambi hanno vinto, hanno avuto difficoltà, le hanno superate e entrambe hanno pagato un prezzo troppo alto per vicende non ancora completamente chiarite. La differenza è che uno, il marciatore, ha avuto la forza di andare fino in fondo e dimostrare la sua innocenza, e che l’altro, il ciclista, si è lasciato travolgere dalla rabbia e dalla vergogna, e non ne è venuto fuori. 

La carriera di Schwazer, dopo l’oro alle Olimpiadi di Pechino, finisce il 21 giugno 2016, quando viene resa nota la sua positività su un campione di urine prelevato il 1° gennaio. L’atleta ribadisce la propria innocenza, ma viene prima sospeso, e poi squalificato per 8 anni, perdendo non solo la possibilità di disputare i giochi olimpici di Rio De Janeiro, ma vedendo sfumare anche i risultati ottenuti quell’anno, tra i quali la vittoria di squadra ai mondiali. Ci vogliono cinque anni prima che la verità venga a galla: Alex non si è dopato, e qualcuno ha manomesso le provette con le sue urine, dicono i giudici. Chi, al momento, non si sa. Giustizia è fatta, quindi. Ma il tempo perso, le gare non disputate, titoli sfumati, quelli non li restituirà nessuno. 

Pantani era stato bloccato da un valore di ematocrito un pelo troppo alto mentre stava vincendo il suo secondo Giro d’Italia. Non una squalifica per doping, quindi, ma una sospensione precauzionale. Legittima, sotto certo punti di vista. Peccato che quel prelievo non sia stato fatto secondo norma. Peccato che l’esame fatto poco dopo in un laboratorio privato avesse certificato un valore perfettamente a norma. Peccato che emersero voci nel mondo delle scommesse clandestine su favolose somme puntate sulla sconfitta del Pirata in un Giro già vinto. Peccato che da quella sospensione alla depressione alla cocaina e alla morte (anche in questo caso mai completamente chiarita) il passo sia stato breve. Troppo breve.   


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