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nonsolocontro2017

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 In forse le "partite itineranti"

Concentrare gli incontri in un unico Paese garantirebbe maggiore sicurezza

lu.be. 

Tra 100 giorni (giorno più, giorno meno) inizieranno gli Europei di calcio. Quelli che si sarebbero dovuti disputare lo scorso anno ma che, causa Covid, sono slittati al 2021. Se questo fosse un anno normale, tutto sarebbe già pronto per l’evento. Definiti i calendari, bloccati gli alberghi dove le squadre avrebbero soggiornato. E i tifosi più incalliti avrebbero preso ferie per seguire le nazionali, acquistando con congruo anticipo voli, biglietti del treno e tagliandi per seguire le partite allo stadio. Ma questo un anno normale non è, come normale non è stato l’anno scorso. E quindi i tifosi staranno a casa. Ma anche sulle sedi che ospiteranno le partite, a 100 giorni da fischio di inizio, inizia ad esserci qualche problema.

Già, perché questa è l’edizione dei 60 anni del torneo, e la formula pensata era quantomeno originale: non disputare tutte le partite in un unico paese (o al limite in due, come era successo nel 2012 con Polonia e Ucraina, nel 2008 in Svizzera e Austria e nel 2000 in Belgio e Olanda), ma in tutta Europa. In pratica si dovrebbe giocare a Roma, Baku, Copenaghen, San Pietroburgo, Amsterdam, Bucarest, Londra, Glasgow, Dublino, Bilbao, Monaco e Budapest, con le semifinali e la finale da giocare a Londra. Cosa che sarebbe andata benissimo in tempi normali.

Ma, come detto, questi tempi normali non sono: spostare nazionali, tecnici e staff da un paese all’altro, qualche problema lo potrebbe creare. E allora, a 100 giorni dal calcio d’inizio, si sta valutando di cambiare formula. Tutte le partite in un unico paese, come è sempre stato. Con norme di sicurezza più facili da adottare. Boris Johnson si è già fatto avanti dicendo che, insomma, a Londra già si devono giocare semifinali e finali, e i vaccinati sono tanti. E anche la Russia, tra vaccino Sputnik e stadi rimessi a nuovo per i mondiali del 2018 potrebbe accogliere tutta la manifestazione. Il che vorrebbe dire “scippare” le partite a tutte le altre città, sull’altare della sicurezza.

A 100 giorni dal calcio d’inizio, insomma, le cose da decidere, in questo anno che di normale ha poco o nulla, sono ancora tante.


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