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nonsolocontro2017

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Salvatore antibo

Tornato alla vita dopo un intervento delicatissimo

È stato campione europeo nei 5mila e 10mila metri, e argento olimpico

lu.be. 

Chi proprio un ragazzino non è, Salvatore “Totò” Antibo da Altofonte lo ricorderà sulle piste di atletica di mezzo mondo, con lo sguardo sempre fisso sui metri che lo separavano dal traguardo (tranne quelle rapide puntate alle sue spalle per vedere a che distanza si trovavano gli avversari) e quelle braccia che spesso e volentieri di alzavano in segno di vittoria al termine della tenzone.

L’esordio nello sport che conta risale al 1984, Olimpiadi di Los Angeles. Sui 10mila metri, vinti dall’azzurro Alberto Cova, Totò sfiora il podio arrivando quarto: paga l’inesperienza e quel paio di scarpette nuove che indossa per la prima volta proprio in quell’occasione, e che gli procurano dolori ai piedi. Ma il podio è solo rimandato: alle Olimpiadi di Seul, nel 1988, conquista l’argento nel 10mila. Da quella data, e nei tre anni successivi, quella distanza sarà la sua, e nessuno riuscirà mai a batterlo, risultando l’ultimo europeo ad imporsi prima dell’avvento dello strapotere degli atleti africani. Agli Europei del 1990, a Spalato, conquista l’oro nei 10mila, distaccando di mezzo stadio gli avversari, e nei 5mila, nonostante una caduta che lo relega al fondo del gruppo.

Arriva ai mondiali del 1991 da favorito: ma durante la gara capita qualcosa. Perde il passo, viene distaccato ma riesce comunque ad arrivare al fondo, come ultimo classificato. Quel che gli accade è un malessere che lo colpisce da tempo, che con il passare degli anni diventa sempre più difficile da gestire e che lo costringe, dopo aver ottenuto ancora qualche buon piazzamento, a lasciare le gare.

Quel malessere si chiama epilessia. E quando l’epilessia non gli lascia più fiato, è costretto a sottoporsi ad un delicato intervento neurologico. Mentre è in ospedale viene colpito da embolia polmonare. Le sue condizioni sono disperate. Ma Totò è abituato a stringere i denti. È abituato a non perdersi d’animo e a correre, sempre con lo sguardo rivolto in avanti, anche quando è in fondo al gruppo, quando è staccato da tutti gli altri. E proprio come quando era in pista, ha stretto i denti anche questa volta. Due giorni fa è uscito dall’ospedale. Ha vinto un’altra gara. Forse la più importante. 


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