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Massimo Giandinoto

 

E' l'incredibile storia di Massimo, Massi, Giandinoto

E' campione italiano dei 60 e 200 metri di atletica e ad ottobre parteciperà ai Mondiali di rafting e anche il testimonial di un brand di abbigliamento sportivo

C'è una bella differenza tra handicap e disabilità. Nel primo caso i soggetti hanno qualcosa in meno, nel secondo hanno abilità diverse e possono perfino diventare dei campioni. Emblematico è il caso di Massimo, per tutti Massi, Giandinoto, 32 anni borgarese che non solo non è un handicappato, ma è addirittura un campione. L'esempio vivente che la forza di volontà, l'impegno e l'entusiasmo possono fare miracoli, anche quando una grave malattia può portare a perdere addirittura una gamba. Massi aveva 9 anni, quando all'improvviso gli fu diagnosticato un osteosarcoma al calcagno sinistro. Il cancro. Una diagnosi che avrebbe gettato nello sconforto chiunque. Ma, il peggio doveva ancora venire. Portato ad un centro specializzato di Bologna, gli oncologi si accorsero che aveva già delle metastasi ai polmoni se non si fosse intervenuti tempestivamente ampuntando la gamba sinistra per il bambino non ci sarebbero state speranze di sopravvivenza. E' così quell'intervento terribile che avrebbe cambiato per sempre la sua vita fu eseguito e Massi a 9 anni si ritrovo con una protesi al posto di una gamba. "Temevo di non poter più correre, giocare - racconta - di essere escluso dagli altri bambini, ma non mi sono mai dato per vinto". Per non indebolirsi Massi ai tempi della scuola superiore ha cominciato a frequentare una palestra tentando  rinforzare almeno la parte superiore del corpo. Finito il corso di studi, Massi ha cominciato a lavorare nella ferramenta paterna in via Cigna a Torino, dove lavora tuttora. Fino ad un bel giorno. E qui comincia la rivincita di questo giovane e coraggioso atleta. "Ero a casa, accesi la Tv e vidi alcune gare delle Paralimpiadi di Londra - prosegue -. Era il 2012 e mi dissi se possono farlo loro posso anch'io. Ma quale sport? Il più difficile di tutti, per uno come me che aveva una gamba in meno, ossia la corsa". Per praticare quello sport, però, serviva una protesi speciale e piuttosto costosa. "Cominciai a cercare come averla - continua - e alla fine mi venne donata dall'associazione YouAble di Milano. Da lì è partito il mio percorso di atleta. Ho cominciato ad allenarmi due volte la settimana, fino ad arrivare ad un allenamento costante che tocca tutti i giorni della settimana. Oggi sono un velocista sui 60, 100 e 200 metri. Ho vinto diversi titoli regionali e nel 2018 sono diventato campione nazionale sui 60 e 200 metri". Massi corre anche con i normodotati: "mi piacere mettermi alla prova e sfidare i miei limiti". Il 1 gennaio 2017 si è anche fratturato il menisco della gamba destra, ma operato a febbraio, dopo 15 giorni era già di nuovo in pista. "E' stato un periodo complicato - dice - ma l'ho superato. Lo sport fin dall'inizio mi ha salvato la vita. Credo che quello che, nella vita, ti succede serve a farti capire che tutto si può superare. Basta volerlo". E, il rafting quando è arrivato? "Quasi per caso con un gruppo di amici della Valle d'Aosta come me amputati abbiamo formato la squadra delle "Anatre zoppe" - risponde -. Abbiamo cominciato a praticare questo sport per divertimento". Poi, però, siete diventati bravi a tal punto da essere chiamati dalla Federazione Nazionale. "Sì, nel 2018 siamo stati convocati per far parte della squadra paralimpica - racconta ancora - e ad ottobre abbiamo partecipato al test della Federazione Mondiale classificandoci al 2 posto". Ad ottobre 2019 la squadra che tutti i sabati si allena a Saluggia, proprio a Kiev rappresenterà l'Italia ai Mondiali. "Prima ci sono altri appuntamenti importanti di atletica - rimarca - cui parteciperò, come ad esempio i Campionati Italiani indoor". Massi (oggi in forza alla società di atletica San Luigi Gonzaga di Orbassano) alle Paralimpiadi di Tokyo del 2020 spera proprio di andarci per l'atletica, indossando quella maglia della Nazionale che tutti gli sportivi sognano e che fanno sognare  gli italiani. "Per tutto quello che ho avuto e continuo ad avere - conclude - devo ringraziare i miei genitori, mia sorella e la mia compagna che sono sempre stati al mio fianco, mi hanno sostenuto e spronato. Non mi sento un disabile. Sono un atleta come tutti gli altri". La sua storia Massimo la racconta spesso nelle scuole perchè come diceva sempre il grande astrofisico Steven Hawking, - colpito a poco più di 20 anni da sclerosi amiotrofica laterale, una malattia che provoca la disintegrazione delle cellule nervose e con essa una morte rapida - "Per quanto possa sembrare brutta la vita c'è sempre qualcosa che uno può fare e con successo. Perché finché c'è vita, c'è speranza". Una massima che questo giovane atleta borgarese ha fatto sua in pieno.  E, allora, che dire, "forza Massi!!!"

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