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Shizo Kanakuri

Shizo Kanakuri

La singolare gara di Shizo Kanakuri

Complice una giornata calda e un bicchiere di succo di lampone

Luigi Benedetto

Il record olimpico della maratona risale al 2008, ai Giochi di Pechino. A stabilirlo, con 2 ore, sei minuti e 32 secondi, Samuel Wanjiru, rappresentante del Kenia. Poi c’è un secondo record, non omologato, che appartiene al giapponese Shizo Kanakuri. Che, per percorrere i 42 chilometri e 195 metri, ha impiegato 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi. 

Nel 1912 le Olimpiadi si svolgono a Stoccolma. Shizo, classe 1891, arriva in Svezia grazie ad una colletta organizzata dalla Scuola Normale Superiore di Tokyo, dove aveva studiato. Il preside, gli studenti, i laureati, i professori e la stessa università mettono assieme oltre 2mila yen. Dopo un viaggio di circa 18 giorni, un parte in treno, in parte in nave, arriva a Stoccolma. E ci arriva da favorito, visto che i suoi tempi sulla distanza sono decisamente buoni (il suo personale è di diversi minuti inferiore al tempo ottenuto dal sudafricano Ken McArthur, vincitore della gara).

La maratona è prevista per il 14 luglio: la temperatura è quasi proibitiva (oltre che inusuale per la Svezia: 32 gradi). Shizo, come altri atleti, non solo evita di bere per non sudare troppo durante la gara, ma neppure può idratarsi in corsa perché i regolamenti dell’epoca lo vietano (una situazione talmente estrema da portare alla morte, attorno al trentesimo chilometro, del maratoneta portoghese Francisco Lazaro). Il giapponese parte di buon passo e, con il sudafricano che poi vincerà la gara, stacca il gruppo. Però… fa caldo, molto caldo. E lui ha sete, molta sete.

E quando arriva nei pressi del villaggio di Sollentuna vede, nel giardino di una casa che si affaccia sulla strada, una festa. Si ferma. Il padrone di casa gli offre un bicchiere di succo di lampone (così recitano le cronache) e lo invita a riposarsi un attimo in casa, al fresco. Shizo ne approfitta ma è esausto: si addormenta e si sveglia solo molte ore dopo, quando la gara è finita e la polizia, non vedendolo arrivare al traguardo, lo sta cercando lungo tutto il percorso. La vergogna per aver vanificato gli sforzi economici fatti da tante persone per permettergli di arrivare in Svezia, lo inducono ad abbandonare il paese di nascosto, per cui il suo nome continuerà a rimanere sugli elenchi svedesi delle persone scomparse.

E questo fino al 1962, quando un giornalista svedese decide di fare luce sulla vicenda, e rintraccia l’ex atleta in Giappone, nella città di Tamana, dove insegna geografia. Nel 1967, in occasione del 55° anniversario dei giochi, Shizo viene invitato a Stoccolma, per completare la sua gara. Riparte da quella casa, dove si era fermato nel 1912 (e dove riceve un nuovo bicchiere di succo di lampone dal figlio dell’uomo che glielo aveva offerto 55 anni prima) e poi, all’età di 76 anni riprende lentamente la sua corsa. Fermando il cronometro sul tempo, non proprio invidiabile, di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi. E tre decimi. 

Credits: www.reddit.com 

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