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rivarossa mausoleo Neuscheller 1

A tentarlo, una banda che aveva preso di mira Rivarossa

Tutti e quattro furono assicurati alla giustizia

Sul finire del 1923 Rivarossa viene presa di mira da una banda di ladri, che trova in paese terreno fertile per le proprie scorribande. La notte dell’8 novembre di quell’anno, infatti, il gruppo raggiunge la villa del commendator Tapparo, scavalca il muro di cinta, abbatte una porticina d’ingresso e porta a casa un discreto bottino. Non contenti, la settimana successiva i malviventi ci riprovano: raggiungono la villa, ripercorrono a strada fatta poche notti prima per entrare nella villa ma questa volta, a metà dell’opera, vengono disturbati e per non incappare in qualche guaio sono costretti ad abbandonare il campo, senza rubare nulla. Pochi giorni dopo cambiano obiettivo, e si concentrano su villa Borghesio, riuscendo anche in questo caso a fare un buon bottino.

Ma non ancora non gli basta. E allora la loro attenzione dalle ville si sposta sulle...tombe. Su una in particolare: quella di Leopoldo Neuscheller. Sanno che la salma del commendatore è adornata di gioielli, e puntano a fare razzia anche li. Sempre nel novembre 1923, per due notti di fila, lavorano in silenzio con funi e piedi di porco, e alla fine riescono a sollevare il blocco di marmo che «...chiudeva la fossa. Ma la nefanda operazione, non si sa per qual ragione, non fu mai portata a compimento».

Le imprese della banda non passano inosservate e, grazie alla collaborazione dei rivarossesi, nel giro di qualche settimana i carabinieri riescono a mettere le mani su sei sospetti, accusati di furto e profanazione di tomba. Di questi, due vengono prosciolti in istruttoria, ma quattro (Biroglio e Cavaglià come protagonisti principali delle imprese criminose, Quaglino come complice e Martino come ricettatore della refurtiva) finiscono a processo. E dagli interrogatori emerge la verità: Biroglio confessa sia i furti, sia i tentatiti furti, adducendo la motivazione di essere disoccupato, ma respinge categoricamente di avere mai tentato di profanare la tomba di Neuscheller. Cavaglià lo smentisce, ammettendo di aver tentato anche quel colpo, e di averlo tentato proprio con la complicità e la collaborazione di Biroglio e: «ha aggiunto, quasi in tema di rimprovero per il compagno, che l’operazione non fu ultimata perché davanti al feretro il Biroglio fu preso dalla paura e scappò».

Tutti e quattro, comunque, finiscono dietro le sbarre: Biroglio con una condanna a 4 anni e e 3 mesi, Cavaglià per 4 anni e due mesi, Martino per 2 anni e 3 mesi e Quaglino a un anno, dieci mesi e 15 giorni.

 

                                                       

                                                   


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