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Come il cioccolato raccontò la storia d'Italia

Una storia nata nel 1800 a Parigi

Pierangelo Calvo

Sono molte le cose che accomunano gli italiani ai cugini francesi: non ultimo il pregio di trarre dalla fantasia di queste due popoli il meglio dal punto di vista dell’originalità e dell’esclusività di molte iniziative che hanno fatto storia, e non solo nell’arte. Per secoli hanno stupito il mondo con creazioni architettoniche ed artistiche che ancora oggi tutti ci invidiano, e il punto massimo è stato toccato sicuramente nell’epoca barocca, quando la spettacolarità della rappresentazione della maestosità dell’arte abbinata a tutti i settori, dalla cartografia ai complementi d’arredo, dalle ricche costruzioni abitative fino alle opere pittoriche per poi arrivare all’abito ricco e bizzarro della nobiltà, ha fatto scuola. Era basilare stupire il prossimo con la capacità di concretizzare la fantasia. L’importante per secoli è stato produrre bellezza da poter vedere e toccare materialmente in prima persona in quanto tutto questo era poi affidato al ricordo custodito nella memoria di che aveva avuto il privilegio di osservare: non esisteva ancora la fotografia, tanto meno la filmografia e l’uso dell’etere era solo nei sogni di Jules Verne nei suoi racconti fantastici. La Ville Lumiere e la Petite Paris attorno al 1870 vivevano entrambe due momenti particolari: la prima assediata dall’esercito Prussiano visse uno dei momenti più bui della sua millenaria storia militare con la sconfitta e la cattura a Sedan dell’Imperatore Napoleone III, la seconda privata del nobile titolo di capitale d’Italia osservava la presa di Porta Pia con distaccata indifferenza, sapendo che Roma sarebbe stata la meta finale e la sede definitiva di un Re invece tutto piemontese.


Era in questo periodo che un Barone di nome Justus Von Liebig ebbe la splendida idea di pubblicizzare l’estratto di carne prodotto dalle sue industrie affiancando alla confezione una figurina cromolitografica che raffigurava tematiche diverse ma di straordinaria fattura. Dal 1872 al 1974 furono prodotte più di 1800 serie di 6 figurine ciascuna, e rimangono tuttora le più amate dai nostalgici della stampa a colori e ricercate dai collezionisti di tutto il mondo. Le prime due serie,oggi rarissime, furono stampate, guarda caso, in Francia.
Il successo enorme di questa iniziativa fu subito copiata Oltralpe da alcuni produttori di cioccolata che abbinarono fin da subito alle tavolette figurine di vario tipo e fattura, in quanto nella città che aveva visto nascere la dagherrotipia evolutasi poi in svariate tecniche fotografiche con artisti locali come Nadar, Le Lieure e Disderi, la produzione pittorica fu affiancata con successo dall’uso dell’immagine scaturita da queste scatole magiche di legno che immortalavano quasi per magia i volti e le espressioni delle persone che in posa aspettavano per lungo tempo, a volte 15 minuti, il lampo liberatore.


In un periodo in cui l’analfabetismo era ancora elevato nelle campagne francesi, come anche in una Italia da poco unita ma divisa da innumerevoli dialetti, l’unica cosa che poteva far presa sull’immaginazione delle persone era la bellezza di una immagine: un bel ritratto era tutto, le poche parole di descrizione dell’immagine passavano in secondo piano.
La prima ditta che capì l’importanza della cosa fu la Casa del cioccolato Guérin-Boutron. Fondata a Parigi nel 1775, ancora oggi è presente sul mercato internazionale anche se la proprietà è belga. Attorno al 1910 contava circa 280 addetti e aveva, oltre al centro produttivo situato in Rue de Maroc a Parigi, due punti di vendita al dettaglio in boulevard Poissonniere e Rue Saint Sulpice. Medaglia d’oro all’esposizione internazionale del 1900 a Parigi, aveva il suo punto di forza nella produzione di cioccolato alla vaniglia.
Fu la prima ditta ad avere l’idea di creare, a partire dal 1903, due album di figurine cromolitografiche con le immagini dei personaggi più famosi dell’epoca, a partire da re, imperatori, principesse e poeti, passando dagli artisti agli inventori per arrivare ai musicisti e alle stelle del teatro. Le immagini a mezzo busto erano di una perfezione sbalorditiva se si pensa che occorrevano circa 12 passaggi di pietra litografica con una sovrapposizione di colori che davano, grazie alla bravura e perizia di veri artisti tipografici, risultati eccezionali.Le figurine misuravano circa 10x6 cm, la stessa forma delle “carte de visite” nate proprio a Parigi. Le cosiddette “albumine”, semplicemente le prime, vere fotografie prodotte in serie.


Chi ebbe, però, l’idea di proporre solamente la fotografia in argento, di una qualità evidentemente superiore, per reclamizzare la confezione di cioccolata fu Felix Potin.
In 51 anni di vita imprenditoriale fu il “moralizzatore” dei droghieri, categoria considerata poco onesta nella Francia dell’epoca, che aveva il vizio di “prezzare” la clientela, applicando le tariffe dei prodotti venduti ai loro clienti in base alle condizioni economiche degli stessi: fu il primo droghiere a Parigi a prezzare gli articoli in vendita, dichiarando il peso netto, rispettando la qualità e tenendo un margine di profitto basso in modo che tutti potessero acquistare la sua cioccolata. Questa eccellenza di comportamento fu adottata anche nel momento in cui dovette scegliere gli autori delle fotografie impresse sulle figurine che lui aggiungeva alle confezioni: artisti di grande levatura come Reutlinger, Meurisse e il già citato Nadar. Le dimensioni erano 8x4 cm, e furono commissionate agli autori, molti dei quali facevano a gara per proporre le loro fotografie, dal 1898 al 1922.


Altra ditta che si cimentò in questa arte di riprodurre immagini da affiancare alla vendita di cioccolato fu la Durojon et Ramette di Cambray, anche se la qualità fotografica in alcuni casi non era a livello delle precedenti fin qui menzionate.
L’impatto sul pubblico fu straordinario e la cioccolata, che era la delizia preferita dei bambini dell’epoca (non esistevano ancora le bibite gassate, le merendine e tantomeno le gomme da masticare) toccò punti altissimi, anche perché la moda di reclamizzare con le figurine che illustravano a tutti i livelli il mondo esterno fu visto dalla “nomenclatura” dell’epoca un modo genuino di istruire e far conoscere temi che dalla storia alla natura, dalle religioni alle arti passando dalla letteratura e arrivando alla scienza, toccavano tutti i punti essenziali che servivano a formare il bagaglio culturale delle nuove generazioni. Se fino ad allora il cioccolatino era l’aristocratica delizia dei salotti culturali delle antiche capitali europee, ora anche l’umile tavoletta di cacao si ergeva a simbolo, grazie ad un nuovo, rivoluzionario modo di concepire la pubblicità.
I personaggi italiani immortalati in queste figurine sono molti ma sicuramente i più “gettonati” furono i membri di Casa Savoia: un pezzo importante di storia del nostro amato Piemonte che tutto il mondo imparò a conoscere assieme, naturalmente, ai cari e ancor oggi ottimi Gianduiotti.

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