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Deriva da "Tanes-cie", il bagolaro

Un esemplare secolare è caduto nell'ex Nando

Francesco Goia

Nella notte del 16 novembre scorso è caduto un albero “secolare” nel cortile dell’ex Nando, in via Brandizzo. Anche gli alberi “secolari”, pure se il loro tronco è sano (come si vede nella foto), cadono. Il vero problema sono le radici poco profonde, così come quelle dei tigli di piazza XXV Aprile che, secondo qualcuno, dovevano rimanere, per poi cadere magari tra un anno o due. Le loro radici erano superficiali e il tronco meno sano di quella caduta nell’ex-Nando.

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Queste sono alcune considerazioni su tante parole vuote che sono state pronunciate in questi mesi: le piante, purtroppo, non sono eterne. È vero che qualcuno, anche a ragion veduta, pensava che le piante facessero parte del vissuto di quei luoghi, ma nonostante questo possono o devono, per motivi di sicurezza, essere sostituite.


Ma il motivo di queste riflessioni è un altro: la pianta caduta è un bagolaro, in piemontese tenes-cie.
Circa due anni fa il compianto Romeo Beretta mi aveva gratificato di un libretto sulla storia dei “Foet” (fruste) del suo paese natio, Nole Canavese, in cui si parlava della fabbrica dei “foet”, fruste che venivano esportate in tutto il mondo, Stati Uniti compresi
Breve nota tratta dalla storia di Nole: «Già nel corso del XIX secolo e fino a metà del XX, Nole fu conosciuta anche per una importante e fiorente attività artigianale: la fabbricazione dei “foet” (fruste) con il legno del bagolaro, un albero molto diffuso in zona e particolarmente adatto a quest’uso. Tra l’altro, la maschera del carnevale Nolese è il “Foatè” (frustaio). Il primo artigiano del luogo di cui si ha notizia certa, divenuto poi imprenditore, del settore, fu Vincenzo Fiorito, nell’anno 1859. La sua industria fu attiva sino al 1939 (occupando in alcuni periodi anche settanta dipendenti). Numerosi nolesi erano di professione “frustaio”. Poco tempo fa il Comune di Nole ha costruito un monumento in ricordo dei “Fuet”, collocandolo su una rotonda del paese.


La pianta caduta era, appunto, un bagolaro (un tenes-cie), la pianta da cui si ricavavano le fruste. Sia a Nole che Ciriè c’è via Tanescie, una strada che percorre il luogo dove in passato erano piantate le Tenescie. Anche a Volpiano c’era una zona dedicata a queste piante. Sul catasto Napoleonico e sul catasto Rabbini c’era una zona chiamata «Tanes-cie». La zona è quella di via San Giovanni – vicolo San Francesco, dove una volta sorgeva il Cottolengo. Quella zona, dove sono nato, veniva però chiamata “Tenage” una evidente deformazione del termine tanes-cie.

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Non deve meravigliare questa storpiatura nel tempo dei toponimi. Un esempio: a Volpiano verso la fine dell’Ottocento venne costruito un fontanile, il “gavo Cesali”, e così si chiama ancora nei documenti quella zona, anche se noi tutti la chiamiamo il “gav dei ses ann”.


Grazie a quel libretto che mi aveva prestato Beretta siamo riusciti ad individuare una zona di Volpiano con il suo nome originario “Tanes-cie”, il nome piemontese della pianta bagolaro. Seppur tardivamente abbiamo potuto capire che il toponimo, quello scritto sulle carte all’inizio dell’ottocento, è durato sino ad oggi seppur storpiato e quindi non rispondente alla dizione iniziale


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