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 La professione dell’infermiera oggi come allora

Ricordo di Florence Nightingale, madre dell’infermieristica moderna, nella Giornata Internazionale dell’Infermiere

Mariaelena Spezzano

“L'assistenza è un'arte e se deve essere realizzata come un'arte, richiede una devozione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle”, Florence Nightingale.

Quando nacque, i suoi genitori inglesi decisero di chiamarla Florence (Firenze), come il nome della città in cui il 12 maggio 1820 si trovano a soggiornare.  

Nonostante la professione dell’infermiera fosse considerata poco stimata e di basso livello nel periodo in cui la Nightingale cominciò a seguire la sua vocazione, in virtù delle sue capacità assistenziali e organizzative la giovane è considerata pioniera e fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna per aver applicato per la prima volta il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica.

Il desiderio di diventare infermiera fu subito contraddistinto da una forte determinazione, che nella vita di Florence continuò ad essere un caposaldo insieme al quale la perseveranza e lo studio la guidarono instancabilmente nella sua missione.

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Iniziò il suo operato nel 1844 con la promozione di una campagna per il miglioramento delle cure mediche negli ambulatori delle workhouses per le persone povere, proseguendolo ricoprendo un ruolo determinante durante un’epidemia di colera, nel corso della quale educò i malati sull’importanza dell’igiene.

Il modello basato sulla tecnica e sulle evidenze scientifiche, che ancora oggi indica la procedura da seguire, è frutto della sua esperienza al fronte durante la Guerra di Crimea nel 1854. Prendendosi cura dei soldati, Florence si rese conto che l’attenzione, la premura, le qualità assistenziali specifiche, una migliore e maggiore osservazione e presa in carico delle persone costituivano il protocollo da seguire per evitare le infezioni.

Nella struttura ospedaliera in cui lavorava in una città nel nord dell’Albania che ospitava i pazienti e versava in pessime condizioni igieniche riuscì a ridurre il numero di morti, non lasciando che malattie come il tifo ed il colera avessero la meglio sugli infermi. Durante la sua permanenza in Albania, oltre ad assistere i malati, Florence educò e formò le infermiere al suo seguito e migliorò le condizioni dell’ospedale. Qui il soprannome con cui i suoi pazienti le si rivolgevano era “The Lady with the lamp- la signora con la lanterna” per la sua abitudine di passare tra i letti dei ricoverati con una lanterna accesa anche di notte.

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“Questo è un anno celebrativo per il bicentenario della nascita di Florence Nightingale, figura simbolo della professione infermieristica. E’ un po’ la madre del Nursing, ovvero dell’ infermieristica moderna”, afferma Ausilia Pulimeno, vicepresidente della FNOPI- Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche. Poi continua: “Ha fondato scuole di infermieristica basate sulla preparazione di personale qualificato per fare assistenza al malato, ma anche per la prevenzione: educazione sanitaria, accoglienza e capacità del professionista di farsi carico anche attraverso una competenza relazionale che diventa utile per risalire ai bisogni di salute della persone. E’ questo il principio base e il metodo ormai valido in tutto il mondo”.

“La signora con la lanterna” è l’immagine che questa pandemia ha reso significativa ancora una volta, perché nei pazienti contagiati, il buio della sofferenza è stato illuminato dagli occhi e dallo sguardo degli infermieri, la moderna lanterna che ha accompagnato e accompagna tutt’ora verso la guarigione.

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