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volpiano antica

 

Il progetto per l'acquedotto risale al 1928 

Furono realizzati 32 pozzi, e 16 chilometri di condutture

Luigi Benedetto

I cittadini di Torino consumavano, nel 1928, una media di 150 litri d'acqua ciascuno al giorno. Un consumo destinato ad aumentare. La riserva era di circa 100 litri al minuto. Secondo le stime dei tecnici, verso la fine del 1929 questa riserva si sarebbe azzerata. Lasciando a secco, magari in alcuni momenti della giornata, i rubinetti.

Un'eventualità remota, perché, come riportano le cronache dell'epoca: “Il Municipio ha pensato lungamente a questo importante problema e l'ha risolto con un senso di saggia preveggenza. Proprio in questi giorni i migliori tecnici municipali stanno preparando le fondamenta di un'altra grandiosa opera idrica che è destinata a portare un nuovo flusso nelle condutture municipali, allorché il quantitativo rifornito attualmente minacci di farsi scarso per i bisogni della cittadinanza. È un'opera coraggiosa e ardita, che farà onore allo spirito di iniziativa del Comune. A qualificare la sua importanza basterebbe citare un unico dato, il suo costo che è di circa 20 milioni. Il territorio scelto per la coraggiosa utile impresa è quello di Volpiano».

Ricerche effettuate tra il 1922 e il 1923 avevano evidenziato la presenza di falde, ad una profondità variabile tra i 35 e i 100 metri, che sarebbero state in grado di fornire l'acqua di cui la città necessitava.

Il progetto prevedeva la costruzione di 32 pozzi tubolari, raggruppati in otto gruppi di quattro pozzi ciascuno. Per realizzare l'opera si sarebbe dovuta acquistare un'area di circa 600mila metri quadrati, chiusa “con una cinta impenetrabile di cemento armato. Per ogni gruppo di 4 pozzi sarà costruito un ampio cassone di cemento armato, con relative soprastrutture murarie, il quale verrà affondato ad aria compressa a circa 12 metri nel sottosuolo: ciò permetterà di posare a circa 10 metri di profondità i gruppi elettrocentrifughi destinati ad estrarre l'acqua dai pozzi, con il duplice essenziale vantaggio che non verrà mai a mancare l'innestamento delle pompe ed inoltre che sarà notevolmente maggiore la portata che si potrà estrarre da ogni singolo pozzo, la cui produttività varia da 1 a 2 litri per metro. L'acqua estratta dai pozzi sarà convogliata in una vasca di raccolta divisa in due scomparti uguali per sicurezza di esercizio e destinata a liberare l'acqua di quella poca sabbia che essa possa trascinare e sopratutto a permettere una rapida ripresa del servizio dopo eventuali arresti nella somministrazione della energia elettrica. Dalla vasca di raccolta attraverso un apposito macchinario elettrocentrifugo l'acqua riceverà la pressione di 140 metri, che le permetterà di raggiungere la rete cittadina con la necessaria pressione per salire ai diversi piani delle case, superando non solo il dislivello fra la località di presa e quella di distribuzione. Una rete elettrica ad altro potenziale addurrà all'impianto di estrazione l'energia elettrica dell'Azienda elettrica municipale, particolarmente adatta per tale bisogna per il suo ottimo servizio di distribuzione che avviene con un minimo di interruzioni; la somministrazione dell'energia elettrica ai vari fabbricati dell'impianto verrà fatta a 6000 wolt, mediante una apposita rete di cavi sotterranei che accresce rispetto alle linee aeree la sicurezza di continuità di esercizio. La tubatura che condurrà l'acqua a Torino avrà un diametro interno di 600 mm e sarà lunga 16 chilometri circa: essa verrà interrata alla profondità di metri 1,40 e si allaccerà all'attuale rete cittadina in corrispondenza dell'incrocio del corso Ponte Mosca col corso Novara”.

I lavori nelle intenzioni dei tecnici dovevano durare due anni. E infatti, nell'aprile del 1930...


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