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storia manoscritto

 “Petite Vulcain” sulle opere militari di difesa

551 pagine con 97 tavole ad inchiostro, donate al Re e scomparse. L'unica copia rimasta è alla Biblioteca Reale

Pierangelo Calvo

Esistono personaggi che entrano prepotentemente nella storia ed altri che, pur protagonisti della medesima, non vengono mai citati anche se lasciano impronte profonde nella memoria collettiva.

E’ il caso di Giovanni Andrea Bozzolino, soldato agli ordini del Duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Le prime notizie che lo riguardano, parlano del suo apporto come comandante di mina sabaudo, all’assedio di Chivasso del 1705 da parte delle truppe francesi che dopo aver costretto alla resa dopo sei mesi di combattimenti la fortezza di Verrua, si apprestano a far terra bruciata attorno alla capitale del ducato,Torino.

Bozzolino si distingue per la preparazione dei trinceramenti sulla linea di fortificazione che collega Chivasso alla collina di Castagneto, con opere sotterranee importanti: purtroppo la difesa contro un nemico di numero superiore e con un supporto di artiglieria forte di molti pezzi, dura quarantacinque giorni, pochi visto che la città  in riva al Po è l’ultimo baluardo approntato dai piemontesi per ritardare l’accerchiamento ed il conseguente assedio della capitale Ducale,  ma tanto basta per costringere ad una sosta forzata gli stremati francesi che in attesa di attaccare Torino si devono riorganizzare in attesa dell’arrivo del comandante supremo La Feuillade.

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Quando questi, l’anno dopo , appresta la linea di circonvallazione che delimita il perimetro d’attacco alla capitale sabauda con truppe fresche e riposate,Bozzolino è il capitano della compagnia di minatori  operanti nelle gallerie di contromina della cittadella di Torino, nelle cui file milita Pietro Micca da Andorno. Sarà proprio lui a redigere, assieme al soldato che Micca allontanò dal fornello di mina e salvatosi seppur ferito nella galleria fatta esplodere in fretta per evitare alle truppe francesi di impossessarsi della cittadella, e dal Solaro della Margherita, comandante dell’artiglieria di Torino,al Governatore della Piazza assediata, comandante Von Daun, il rapporto in cui si raccontava il gesto eroico del piccolo minatore biellese, chiamato dai compagni, per la sua agilità nello spostarsi nei cunicoli i”passpartout”.

Dopo la vittoriosa campagna della guerra di successione spagnola sancita dal trattato di Utrecht del 1713 e la successiva nomina a Re di Vittorio Amedeo II, Bozzolino viene invitato dal sovrano piemontese a redigere un trattato architettonico e scientifico sulle opere e modalità di difesa ed attacco delle piazzaforti presenti in Piemonte e Savoia, un insieme di studi e ricerche che per motivi di segretezza militare,doveva restare unico nel suo genere e quindi mai dato alle stampe. Il manoscritto di 551 pagine con 97 tavole ad inchiostro, al quale l’autore dà il titolo di “Petite Vulcain”, che descrive i segreti dell’arte della guerra di mina, viene  ultimato nel 1717  quindi   donato e presentato con una dedica a S.A.R., mentre una seconda copia, identica alla prima, viene tenuta dall’autore.

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Della copia donata al Re non si hanno più notizie e non risulta in nessuna biblioteca pubblica al mondo,  mentre la copia personale dell’autore viene donata, alla morte del Bozzolino  avvenuta nel 1729 al Forte di Fenestrelle, del quale era comandante delle batterie di artiglieria, dalla vedova a Giovan Battista Bogino, protagonista come fine regista politico e militare durante la reggenza sarda di Carlo Emanuele III, ”Carlin” come affettuosamente veniva definito dal suo popolo oppure “Il laborioso” dai suoi estimatori politici dell’epoca.

Tale copia, assieme a gran parte dell’archivio di questo potente ministro sabaudo del 1700,passerà alla biblioteca personale di Prospero Balbo, avendo il Bogino sposato in seconde nozze,la nonna materna dello stesso, Teresa Beraudo dei conti di Pralormo. Bogino,che aveva visto morire la prima moglie ed i suoi due giovani figli, nominò  quindi unico erede il Balbo, adottato anni prima come un figlio. Sarà proprio lui a ritrovare e rivalutare il prezioso trattato facendo realizzare nel 1828  una copia trascritta fedelmente, oggi presente alla Biblioteca Reale di Torino: dell’originale non risulta alcuna traccia, presumibilmente dispersa in questioni ereditarie che hanno coinvolto la biblioteca di Prospero Balbo poi passata al figlio Angelo e da qui smembrata. Unico testimone oculare del manoscritto, da come cita lo stesso Balbo nella lettera di prefazione alla copia  trascritta della Reale, risulta essere il D’Antony,comandante della scuola di artiglieria di Torino nella seconda meta’ del “700, autore con il figlio dello stesso Bozzolino, Ignazio Andrea già distintosi a Cuneo nel 1744 come comandante di artiglieria a difendere la piazza dai francesi durante la campagna militare della guerra di successione austriaca, di importanti trattati sullo studio delle fortificazioni militari e sulla preparazione della polvere da sparo. Dai suoi studi si apprende che moltissime notizie provenivano dal manoscritto di Andrea Bozzolino e tali nozioni furono poi riprese dalle più importanti scuole di artiglieria europee, quali quella francese che fino ad allora seguiva la linea dell’ingegnere militare Vauban e del conte Di Laparà de Fieux, indiscussi protagonisti delle campagne militari di Luigi XIV e la nascente scuola prussiana.

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Troviamo poi il nipote di Andrea Bozzolino come comandante di artiglieria contro i napoleonici nel 1792. Il loro comandante generale Kellerman, lodò l’uso dell’artiglieria ai comandi del Bozzolino e chiese come condizione scritta,dopo la resa sabauda, che lo stesso non potesse piu’ servire contro la Francia.

Un esempio di eccellenza subalpina del XVIII secolo, tre uomini ed una sola famiglia  che fecero la storia militare del Piemonte assieme ad un manoscritto perduto nella notte dei tempi, vergato di pugno da un ufficiale piemontese che visse la terribile eppur esaltante epopea della guerra sotterranea, fedele servitore, ma anche inflessibile militare,opera che fu la guida dell’ingegneria militare europea per molti anni a venire, scomparso da secoli, che oggi, se ritrovato, farebbe la fortuna di ogni museo al mondo.


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