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nonsolocontro2017

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1 cartoline guerra

 Media di massa, vive un vero e proprio periodo d'oro 

 Diventa il mezzo più popolare per inviare un piccolo messaggio e informare di quello che succede al fronte

Pierangelo Calvo

In una bellissima giornata di primavera del 1915  che illumina Roma ed i suoi mille monumenti, arriva l’annuncio dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Triplice Intesa. Dopo quasi un anno di tentennamenti i Savoia decidono di rompere l’alleanza con l’Austria e la Germania. La cosa era nell’aria da tempo e l’opinione pubblica divisa tra interventisti e neutralisti sembrava ormai una sorta di gioco e di scommessa, ma la guerra non è uno sport, e questa per noi appena iniziata, non era più  nemmeno la solita guerra alla quale eravamo abituati.

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Non era più un affare privato tra Re ed Imperatori, governi ed eserciti costretti ad ubbidire a se stessi. Infatti, già dall’agosto del 1914 il conflitto aveva evidenziato i lati oscuri dello scontro, il primo definito mondiale per il numero di Stati coinvolti e di soldati impegnati, e si vide ben presto che gli antichi codici di cavalleria in uso fin dal Medioevo erano scomparsi dalle cronache dei combattimenti. Il coraggio e l’onore che per secoli furono valori riconosciuti e rispettati sul campo di battaglia vennero ben presto sostituiti da comportamenti crudeli e spietati, rivolti anche verso le popolazioni civili, costrette a subire inermi ogni sorta di violenza fisica e morale.

Erano sparite le schiere di soldati che si affrontavano in campo aperto con le divise colorate e le armi luccicanti, la carne da macello era sempre la stessa, ma era cambiato il modo di mandarla all’assalto e troppe volte purtroppo senza speranza di uscirne vivi. La tecnologia aveva in quasi 40 anni di pace europea, sviluppato armi e mezzi totalmente sconosciuti a tutti. Aerei, carri armati, mitragliatrici, lanciafiamme, cannoni a lunga gittata erano pronti a riversare un inimmaginabile orrore sugli eserciti costretti a combattere nelle trincee scavate per migliaia di chilometri in una Europa devastata, ma anche come già evidenziato, sui non combattenti,quindi se in passato per combattere una guerra si chiedeva ubbidienza ai militari ora si doveva cercare in ogni modo di ottenere a gran forza il consenso alle stesse popolazioni degli stati entrati nel conflitto.

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Nasceva in quel momento il fronte interno composto da milioni di uomini e donne impiegati nell’industria di guerra. Loro sarebbero risultati l’arma decisiva.

Iniziava quindi un sistema di propaganda nuovo, basato nel convincere la gente sulla bontà della guerra, qualcuno la definì sacra, altri un inutile massacro, ma tutti dovevano sentirsi soldati, ragionare secondo ideologie nazionaliste e non più con la logica del dialogo: solo le armi dovevano parlare e questo lo esigevano non solo i generali ma anche i tanti industriali che vedevano nella guerra una grande opportunità economica.

Sì, perchè la guerra è stata nei secoli solo questo, vale a dire un grosso affare, quasi sempre per pochi ma perpetrato sulle sofferenze di tutti.

La fotografia non era più un lusso per soli ricchi, il telefono aveva già iniziato a cambiare il modo di dialogare, il cinema era agli albori, ma erano grandissime ancora le sacche di analfabetismo che permettevano a pochi di leggere le notizie sui tanti giornali che stavano nascendo in Italia. In un clima di effimero benessere, la tanto decantata Belle Epoque parigina strideva con le partenze di milioni di italiani imbarcati per arrivare nelle Americhe su piroscafi che di  certo nulla avevano di poetico e romantico.

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Tutti gli organi di informazione furono quindi mobilitati, ma l’oggetto di scrittura  e lettura che maggiormente venne usato, risultò la cartolina postale. Costava poco, raggiungeva tutti, in particolare questo piccolo cartoncino colorato era l’unico cordone ombelicale che già legava noi italiani ai tanti famigliari che nei decenni precedenti avevano abbandonato lo Stivale per cercare fortuna oltre oceano, e durante la guerra fu proprio la cartolina postale ad informare la popolazione sui veri fatti che stavano accadendo più ancora e prima, in ordine temporale, della carta stampata.

Alcune cartoline postali di questo piccolo sunto fotografico, provengono da paesi come Uruguay, Paraguai, Argentina, Brasile, luoghi in cui milioni di italiani erano emigrati muniti solo della speranza di poter sopravvivere, ma mai dimenticando le loro origini, le loro case ed i loro famigliari, i giovani partiti per il fronte e……….il loro Re. 

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Nasce in questo periodo il culto della cartolina come massima espressione di una identità nazionale che coinvolge tutto il popolo, e mai uno strumento simile a questi piccoli cartoncini di carta legò tutti i ceti della società civile, per soddisfare e colmare un bisogno primario di una popolazione che pretendeva di dialogare con la stessa guerra, per sapere e conoscere,anche se la censura militare porrà un freno a molte verità che rimarranno per molti anni nascoste e buie.

Con la nascita dei grandi campi di prigionia ove venivano internati i soldati caduti prigionieri, la cartolina postale rappresentava per le loro famiglie l’unica speranza cui aggrapparsi per avere notizie dei giovani catturati dal nemico, costretti ad una vita di stenti e di malattie, che per molti erano l’anticamera della morte.

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Strazianti e penose, rileggendole oggi, sono le frasi riportate su questi piccoli fogli di carta, ornati da timbri di censura ed a volte con parole cancellate. E, quante di queste cartoline ,seppur spedite tra mille difficoltà ,non sono mai arrivate a destinazione, facendo aumentare ancora di più l’angoscia di chi aspettava un cenno di vita di molti poveri ragazzi che forse non avrebbero mai più rivisto.

Molti ufficiali che avevano potuto studiare, scrivevano, per conto dei  loro soldati analfabeti alle loro case ed a leggere queste missive erano a loro volta i parroci del paese o le maestre del luogo, che venivano chiamati dalle famiglie a tradurre le parole che esse non conoscevano: di sera di fronte al camino acceso nella povera cucina rischiarata appena da una lampada ad acetilene, tutta la famiglia si radunava per sentire le parole del loro parroco, che in questo modo informava tutti dello stato del loro congiunto in guerra, e molti trattenevano il fiato fino all’ultima sillaba vergata su questo minuscolo rettangolo di carta.

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Rettangolo, che gli editori cercavano di abbellire con fotografie, disegni allegorici inneggianti al patriottismo ed ai gesti eroici, immagini dei Reali  e dei principini in divisa da marinaretto, tutti impegnati ad aiutare la causa italica contro il nemico, che veniva visto naturalmente come il brutale e crudele oggetto da abbattere ad ogni costo: famose, a riguardo, le immagini delle cartoline di propaganda francese del 1914 ,dove i soldati tedeschi penetrati in Belgio all’inizio del conflitto, vengono raffigurati nel momento in cui, giunti nei villaggi delle Fiandre ed Ardenne, uccidono donne e bambini, mutilando e massacrando anche gli anziani, dando una immagine a volte distorta della realtà, che sicuramente era brutale, ma non fino a questo punto, anche se città’, come Dinant e Moulhause videro enormi massacri di civili inermi ad opera dei tedeschi.

Ci sono però altre immagini meno cruente e curiose, che destano invece l’ilarità di chi le guarda, impresse sulle cartoline di propaganda di guerra, e sono quelle che si riferiscono al tema delle caricature dei militari, politici e Reali, comunemente dette “Satiriche” perchè danno un volto simpatico e nello stesso tempo patetico dell’uomo potente, quasi che ci si voglia vendicare bonariamente i responsabili materiali della guerra, raffigurandoli in un modo distorto, sbeffeggiandoli nei caratteri somatici, facendoli diventare quasi un giocattolo su cui divertirsi e scagliare le ansie di chi la guerra la vive da casa e vorrebbe maledire in ogni modo coloro che hanno mandato tanti figli al macello.

Vi propongo alcune cartoline del periodo 1915-1918, comprensive delle tematiche commemorative, satiriche, reggimentali, patriottiche, propaganda dove è possibile ammirare la capacità di disegnatori, artisti e fotografi, nell’intento di illustrare la guerra, vista dal fronte interno italiano.

«Chi non sapeva scrivere, ascoltava, chi sapeva leggere, scriveva. Tutti vittime.tutti fratelli!»


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