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terremoto irpinia 1980

 Migliaia di vite furono spazzate via

 Mattarella: «E' stato il più catastrofico evento della storia repubblicana»

na.ber.

Alle 19,34 del 23 novembre, esattamente 40 anni fa la terra in Irpinia cominciò a tremare violentemente. Era una domenica sera come tante.

La scossa di terremoto di magnitudo 6.9 della Scala Richter durò novanta interminabili secondi che cancellarono interi paesi e spazzarono via migliaia di vite. L'ipocentro fu individuato a 10 chilometri di profondità mentre l'epicentro nel Comune di Castelnuovo di Conza.

Il terremoto colpì un’area di 17mila  chilometri quadrati: dall’Irpinia al Vulture,tra le province di Avellino, Salerno e Potenza.

terremoto irpinia

I comuni più duramente colpiti (X grado della scala Mercalli) furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna. Pensatissimo l bilancio quasi 3mila morti, circa 9mila feriti,  oltre 280 mila sfollati,  tre regioni colpite (Campania, Basilicata e Puglia) per un totale di 687 Comuni.

L'Italia intera si mobilitò per portare aiuti e soccorso alle popolazioni colpite, ma la ricostruzione oltre ad essere fonte di polemiche è stata tutt'altro che semplice: oggi,  a quarant’anni dal sisma, è quasi giunta al termine.

«Sono trascorsi quarant’anni dall’immane tragedia - ha scritto nel suo messaggio il presidente Sergio Mattarella - provocata dal terremoto che devastò l’Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia. Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici. Tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi. Il numero dei senzatetto si contò in centinaia di migliaia: sofferenze, disperazione, sacrifici che si sono prolungati per anni nel percorso di ricostruzione»

terremoto irpinia 1

E aggiunge:

«Nella ricorrenza del più catastrofico evento della storia repubblicana desidero anzitutto ricordare le vittime, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza. Anche il senso di comunità che consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza, e quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole, appartiene alla nostra memoria civile. Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire». 

 


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