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 La prima grande vittoria per i diritti civili

 Ha segnato un punto di svolta in un Paese profondamente legato ai principi del cattolicesimo 

Ilaria Cavallo

Oggi, martedì 1 dicembre si celebra una data importante: sono cinquant’anni che in Italia è entrata in vigore la Legge sul Divorzio. Si tratta della prima grande vittoria nella battaglia per i diritti civili.

Il divorzio prevede lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio qualora i coniugi dimostrino di non sentirsi più legati moralmente, economicamente e spiritualmente, ed ha segnato un punto di svolta in un Paese profondamente legato ai principi del cattolicesimo come l’Italia in cui, prima di allora, erano malviste le coppie che decidevano di separarsi e la possibilità di divorzio era impensabile. L’unico modo per sciogliersi dall’impegno era il “finché morte non ci separi”.

Oggi, al contrario, fa parte dalla normalità che una coppia decida di interrompere il matrimonio, ma per giungere a questo punto sono state condotte numerose battaglie, la più importante vinta proprio in quel lontano 1970.

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Varie lotte sociali agitavano l’Italia dalla fine degli anni ’60, e fu nel 1965 che venne presentato il primo progetto di Legge per il Divorzio accompagnato da manifestazioni pubbliche da parte della Lega italiana per l’Istituzione del divorzio (LID). Il primo dicembre 1970, dopo una serie di lotte e proposte, venne ufficialmente approvata da Camera e Senato la legge n.898 riguardo alla “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” passata alla storia come legge Fortuna-Baslini per via dei nomi dei primi firmatari, l’avvocato friulano socialista Loris Fortuna e l’imprenditore milanese liberale Antonio Baslini. Dopo l’approvazione entrò ufficialmente in vigore il 18 dicembre.

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Si trattò di un importante punto di svolta, ma la strada per un effettiva entrata in vigore della Legge richiese tempi più lunghi, in primo luogo a causa degli oppositori, quella parte di Italia antidivorzista capitanata dalla Democrazia Cristiana che si lanciò da subito in una battaglia per la revoca ricorrendo ad un referendum in modo che fossero i cittadini stessi ad esprimere la propria opinione. Ci vollero più di tre anni perché gli italiani si recassero presso le urne per votare per i Referendum sul Divorzio confermando la necessità di tale legge.

Da allora, a cinquant’anni di distanza, la legge è stata più volte rivista –l’ultima grande modifica è datata 2012- non comportando un aumento dei divorzi come, invece, si temeva agli inizi.


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