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11 settembre panoramica

 Le tragiche immagini che tutti abbiamo visto in TV

 Un ricordo rimasto indelebile nella mente

La testimonianza di tre sindaci dell'area nord di Torino

na.ber.

Sono passati 20 anni, da quel tragico 11 settembre. Un giorno iniziato come tanti altri in una limpida giornata ancora dal sapore estivo e conclusa con il mondo intero paralizzato dalla paura e con la consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima. Forse tra 20 anni quando si racconterà l'anniversario del Covid 19, il virus che un anno fa ha nuovamente cambiato le nostre vite, i testimoni racconteranno quelle stesse sensazioni che abbiamo raccolto tra alcuni sindaci, oggi in carica e che forse allora non immaginavano neppure di indossare un giorno la fascia tricolore.

Grassi Francesco Francesco Grassi è da quattro anni il primo cittadino di Mappano, il Comune più giovane d'Italia

«Ero sposato da soli due anni e a giugno era appena nato il mio primo figlio, era anche l’inizio dell’incarico di insegnante di matematica e scienze presso la scuola media di Mappano. Ricordo bene la mia incredulità di fronte al televisore di casa, che proponeva in diretta gli eventi drammatici degli attentati. Ero seduto attonito cercando di capire la portata di quanto accadeva, osservavo le immagini apocalittiche di distruzione e gli atti eroici dei vigili del fuoco e dei soccorritori. Ricordo bene che nei giorni e mesi successivi il timore di attacchi terroristici e le restrizioni per garantire la sicurezza hanno reso la nostra società più fragile e in preda alla paura del futuro. Ricordo l’intervento militare in Afghanistan e la crudezza della “guerra al terrorismo”. A distanza di vent’anni da quell’evento, all’indomani della ripresa del potere del regime talebano in Afghanistan, dopo una guerra mai veramente finita, resta l’inquietudine di fronte ai mali del mondo che si ripetono in forme e misure diverse. Resta di quel giorno una consapevolezza: la necessità di non stancarsi mai di lottare per portare nel mondo i valori della pace, costruita sulla fratellanza universale, la giustizia sociale e il rispetto pieno dei diritti di ogni persona».

pittalis FILEminimizer Renato Pittalis è il sindaco di Leini, Comune a una quindicina di chilometri da Torino

«Ero in ufficio, come molti leinicesi e moltissimi italiani. Quella mattina mi sono trattenuto più a lungo per alcuni impegni e sono andato a casa per pranzo più tardi del solito: erano circa le 14. E' stato mentre mi sedevo a tavola che ho acceso la televisione e ho visto le immagini in diretta da New York: non scorderò mai il momento in cui mi sono reso conto di quanto fosse successo. Prima ero quasi indispettito perché il programma che di solito guardavo durante la pausa non era in onda, poi è subentrata l'incredulità, quindi la costernazione. Ancora adesso ricordare quel momento non mi lascia indifferente: è come quando subisci un lutto, ricordare il momento significa riviverne anche le emozioni. Dopo pranzo sono tornato in ufficio, ovviamente abbiamo lavorato poco e commentato molto. Era chiaro per tutti che il mondo non sarebbe stato più lo stesso».

baracco Luca Baracco è sindaco di Caselle Torinese ormai da quasi 10 anni

«La data dell’11 settembre è passata tristemente alla storia come il giorno di quegli attentati terroristici sul suolo statunitense che hanno provocato distruzione materiale, migliaia di morti innocenti e drammatiche conseguenze geopolitiche globali. Si è trattato di uno di quegli eventi dove la memoria di ciascuno di noi si è cristallizzata in modo indelebile, delineando un “prima” ed “dopo”, una sorta di spartiacque all’interno dei nostri ricordi.

Nel pomeriggio di quel martedì di 20 anni ero appena rientrato a casa dopo aver svolto alcune incombenze a Torino e, accendendo distrattamente la televisione per vedere le ultime notizie, rimasi colpito dai primi lanci delle agenzie di stampa le quali parlavano di un areo che si era schiantato su una delle due cosiddette “Torri gemelle” di New York in quello che sembrava (e che, alla luce delle successive comunicazioni, avremmo sperato che fosse) un tragico e incredibile incidente. Da lì a pochi minuti la notizia di un altro impatto aereo con la seconda Torre: non poteva essere un incidente! Non era possibile!

Il mondo intero, seppur ancora con scarne e confuse informazioni, prendeva coscienza di assistere ad un qualcosa di ben più grave. Osservavo le prime immagini che rimbalzavano sulle varie emittenti televisive con un senso di smarrimento e di paura: pur non potendo ancora comprendere i confini di quanto stava accadendo, appariva, però, chiaro che l’illusione nella quale ci eravamo crogiolati per molti anni di poter vivere protetti e al sicuro da ogni rischio (quasi pensando di vivere quali “isole felici” scollegate dal resto del mondo) si stava frantumando.

L’assistere, praticamente in diretta, ad un qualcosa che non aveva precedenti e che prima di allora avevamo visto solo in qualche film “catastrofico”, permetteva di percepire, seppur in modo ancora in buona parte inconsapevole, che davvero nulla sarebbe stato come prima. Le immagini si rincorrevano alimentando questi sentimenti … poi la notizia dell’attacco al Pentagono: l’orrore di quel pomeriggio non era terminato! Poi il 4° aereo precipitato in Pennsylvania … infine le immagini apocalittiche del crollo delle torri del World Trade Center …

In casa assistevamo inermi, come il resto della popolazione mondiale, ad un qualcosa che mai avremmo potuto immaginare e che tanta parte delle nostre vite personali e comunitarie avrebbe cambiato in termini culturali, di sicurezza, di abitudini di vita. Mi sentivo in un “tempo sospeso”, incredulo di fronte a quanto stavo vedendo ed alle imprevedibili conseguenze che ne sarebbero scaturite. In mezzo al fumo che si innalzava dagli obiettivi sotto attacco negli Stati Uniti, si perdevano, in quel momento, anche tante certezze (o presunte tali) mie e dell’Occidente. Il resto al quale abbiamo assistito è storia recente e, dopo venti anni esatti da quegli eventi, ciò che sta accadendo in queste settimane in Afghanistan deve portare la comunità internazionale ad un profondo ripensamento della geopolitica mondiale».

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