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comune vecchio 

Assalto, notturno, all'Ufficio del Registro

Il colpo sventato dalla Squadra Mobile

 
Nove marzo 1923. Anzi, vista l’ora, dieci marzo 1923.
 
Una notte che i sanbenignesi, specialmente quelli che vivono in centro, trascorrono in bianco. Colpa di una coppia di ladruncoli intenzionata a compiere un furto, con il favore delle tenebre, all’Ufficio del Registro (così come accaduto in quello stesso periodi in molti altri centri della zona) situato nei locali del Comune.
 
La notizie del furto arriva, però, alle orecchie dell’avvocato Rossi, comandante della Squadra Mobile, che decide di tendere ai due ladri una trappola. Verso le 2 del mattino gli agenti Boox e Civolani, vestendo i panni di due cittadini qualsiasi reduci da una bisboccia, attraversano la piazza in bicicletta, e scorgono due ombre sotto la tettoia del mercato. Facendo finta di nulla proseguono la loro pedalata, e vanno a riferire all’avvocato Rossi i lodo dubbi. Rossi mette in atto la trappola proprio mentre i due, grazie ad una lunga scala e ad un piede di porco, cercano di sfondare una finestra.
 
Gli agenti si avvicinano a semicerchio ma il rumore dei loro passi, e le indicazioni che si scambiano, seppure sottovoce, mettono in allarme di due ladri che saltano già dalla scala e, vedendosi circondati, cercano di aprirsi un varco a colpi di pistola, senza però ferire nessuno. Le forze dell'ordine rispondono al fuoco e, proprio quando i malviventi sono sul punto di arrendersi giocano l’ultima carta, gettandosi nel canale che attraversa la piazza. I poliziotti non si perdono d’animo, e si tuffano a loro volta.
 
Uno dei due, meno abile nel nuoto, viene acciuffato dopo una breve lotta, issato a riva e preso in consegna dagli altri agenti. Il secondo, invece, riesce a infilarsi nelle galleria che copre il canale, attraversarla e arrivare in aperta campagna. La sua fuga, però, non dura a lungo. Viene identificato ed arrestato pochi giorni dopo, a Torino.
 
Chiuso il capitolo legato alla cronaca, si apre quello legato al processo.
 
Il ladro arrestato a Torino confessa... e poi ritratta, dicendo di essere stato malmenato, bastonato e costretto a firmare il verbale. Il secondo, quello ripescato nel canale, e che per due volte era stato ricoverato in manicomio nonché riformato alla visita militare in quanto epilettico, viene colto da una crisi proprio nel bel mezzo del processo. Viene portato di peso fuori dall’aula, tra le urla e gli strepiti dei parenti. I due, però, non sfuggono alla giustizia: uno viene condannato a 9 mesi e 10 giorni di carcere, il secondo a un anno e 7 mesi.

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