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nonsolocontro2017

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 francesca

I votanti sono stati 206

Anche a Berlino ha vinto Zingaretti

In occasione delle Primarie del Pd del 3 marzo, ho fatto una chiacchierata con il segretario del Circolo del Pd di Berlino e Brandeburgo, Federico Quadrelli. Ne è uscita una chiacchierata veramente interessante che riporto qui di seguito.

Ciao Federico. Per iniziare mi piacerebbe sapere da quanto tempo vivi a Berlino e da quanto tempo militi nel Partito Democratico e se le due cose combaciano.

Io sono qui dall’inizio del 2012. A Milano, dove mi sono laureato, ho fatto militanza di tipo sociale con l’Unicef. Ho fatto la campagna elettorale a sostegno di Pisapia, ma ai tempi ero più orientato verso l’area di SeL. Come elettore ovviamente già conoscevo il Partito Democratico, da Prodi in poi ho sempre votato per quel mondo, a partire poi da Veltroni ho sempre seguito il Pd, ma non mi sono mai iscritto fino a che non sono arrivato a Berlino. Ai tempi del mio arrivo il circolo era, in effetti, ignoto, non esistevano pagine internet, non c’era Twitter né Facebook. Dal 2013 sono diventato Presidente di Circolo e successivamente Segretario. A quel punto abbiamo deciso di farci conoscere: ovviamente non tutti sanno che esistono circoli del Pd all’estero, ma hanno sostituito le sezioni del Pci – diventate poi Ds e cosí via. Abbiamo a quel punto creato una pagina Facebook e Twitter, abbiamo fatto un sito internet e un giornale online che è un bimestrale e si chiama Agorà. Così siamo ufficialmente cresciuti: siamo partiti dal 2014 con 10 iscritti, diventati poi 52 nel 2016. I tesserati, comunque, si aggirano attorno ai 45-50 poiché Berlino è caratterizzata da questa “mobilità rapida”: molti dei nostri iscritti ad un certo punto si muovono da Berlino, spostandosi verso altre destinazioni Europee o semplicemente tornando in Italia. Abbiamo comunque un albo dei simpatizzanti e unendo le due categorie, arriviamo a circa ottanta unità: un numero discreto.
Ho collaborato con diversi giornali del posto come Berlino Magazine o il Mitte, e ho scritto per altre questioni su diversi giornali. Sono anche un blogger per Formiche sin dal 2013. Ho scritto per Left, quindi diciamo che sul mio traino la notizia dell’esistenza di un circolo a Berlino si è diffusa parecchio. Io sono, inoltre, un dirigente dell’SPD. Siamo anche molto attivi con loro, sono delegato qui nel Kreis Mitte (distretto di Mitte n.d.r.) e sono un Beisitzer per la Landesagen immigration (assessore all’immigrazione) per l’SPD Berlin. Il Partito Democratico e il Sozialdemokratische Partei Deutschlands (Partito social-democratico della Germania) sono partiti “fratelli”, come puoi vedere siamo ora nella loro sede ufficiale senza dover pagare un affitto. Abbiamo avuto anche la possibilità di usare la sede Nazionale, ma ovviamente lì è più difficile accedervi. L’abbiamo sfruttata, ad esempio, per fare l’incontro per il referendum costituzionale (quello del 4 dicembre 2016 n.d.r.) con Vassallo e Pasquini per un dibattito sulle ragioni del sì e del no. Quello è stato un evento molto grande e partecipato, fatto bene ed è stato in assoluto il primo in Europa organizzato anche con diretta on-line su Facebook live. Un’esperienza di crescita molto forte. Abbiamo aumentato la partecipazione alle primarie, nel 2013, quando sono arrivato io, votarono circa 150 persone, siamo schizzati a 186 nel 2017 e oggi… chissà.

C’è qualche progetto nel futuro, in vista delle Europee o altro?


La candidata SPD per le Elezioni Europee 2019 è Gabriele Bischoff, ma il nostro radicamento è talmente forte che ad oggi il candidato di riserva dell’SPD di Berlino fa parte del nostro circolo ed è membro del nostro direttivo, Arturo Bjørklund Winters, quindi le attività che stiamo facendo sono in simbiosi con quelle dell’SPD. Abbiamo fatto una campagna relativa alle cittadine e ai cittadini comunitari, faremo volantini in molte lingue, spiegheremo che si può scegliere se votare alle sedi tedesche o italiane, che ci sono delle scadenze da rispettare per dichiararsi elettori in Italia o all’Estero e tutte le informazioni necessarie. Abbiamo fatto tantissime iniziative riguardanti l’Europa in questi anni, io e Sylvia-Yvonne Kaufmann (parlamentare Europea per l’area social-democratica) abbiamo avuto incontri con altri deputati dell’SPD, anche con Martin Schulz. Facciamo attività sul territorio, a partire dai classici stand e al volantinaggio davanti ai cinema, e poi abbiamo questo giornale on-line che utilizziamo per fare cose un po’ più complesse ma accessibili a tutti.

Io lavoro per una Fondazione, la Free Software Foundation Europe, la nostra ultima campagna è Public Money? Public Code. Stiamo cercando di spingere a livello politico, in Germania ma anche in tutta Europa, il concetto che se un software è pagato con soldi pubblici (amministrazioni pubbliche, scuole, ospedali, ecc.) debba poter essere rilasciato pubblicamente e gratuitamente per tutti. Cosa ne pensi?


Io non ho conoscenza sull’argomento, purtroppo. L’idea sicuramente non è male, ma immagino ci siano resistenze abbastanza forti perché si vanno a toccare interessi economici, di difesa dei diritti di proprietà. Penso che si debba cercare una via di mezzo fra la tutela dei diritti del creativo che fa il lavoro, e il fatto che ci debba essere trasparenza, accessibilità e disponibilità del bene che diventa pubblico. Credo sia positivo in totale, ma non ho competenze per andare a fondo del tema. Sono comunque genericamente d’accordo, ma è giusto andarci molto cauti.

Torniamo in ambito Primarie: a sentimento, quanta affluenza ti aspetti?


Mi auguro che si faccia meglio delle volte precedenti, ma so che non accadrà perché ci sono delle dinamiche diverse rispetto a 2 e 4 anni fa. Spero non andremo sotto i 150 votanti.

Secondo te, cosa dovrebbe fare il Pd, ma anche tutta la sinistra, in Italia, per contrastare questa ondata Sovranista che sta sconvolgendo l’Europa?


La sinistra in Italia ha tanti problemi, a partire da quelli di coerenza interna. In questi anni sono state fatte scelte molto sbagliate, politiche fatte male e spiegate ancora peggio, anche se magari l’intenzione di partenza era positiva, quindi si è rotto un legame di identità rispetto a un corpo elettorale che non si riconosce più nelle scelte politiche del partito. Dall’altra il partito stesso che non ha saputo capire i fenomeni che gli si paravano davanti, una chiusura sempre più forte su se stessi, un partito che in questi anni è scivolato lungo la china negativa, un partito che viene considerato una èlite: questo è un dramma, soprattutto per una forza considerata di sinistra/centro sinistra: significa che hai fatto qualcosa di sbagliato. Il problema, inoltre, è una classe dirigente povera e inadeguata con una forte incapacità di mettersi in relazione con il suo elettorato. Se infatti si guardano i risultati elettorali, una fetta importante è andata al M5S, un’altra parte nell’astensione; in questi anni ci si sarebbe dovuti interrogare sui motivi di una tale débâcle, un tale spostamento di voti e per quale motivo non siamo stati capaci di trovare una soluzione. Queste primarie che vengono un po’ ignorate rispetto alle precedenti, invece sono molto fondamentali per il futuro del Pd, perché si sceglierà la linea politica e si cercherà di creare un’alternativa per il Paese, perché il partito dovrà riposizionarsi in modo chiaro su questioni che sono quelle più tradizionali della sinistra: uguaglianza, equità e giustizia sociale, la solidarietà e la lotta alle disuguaglianze… Sono principi che non possono rimanere solo sulla carta, quindi devono essere anche tradotti in iniziativa politica. In questi anni qualcosa in tal senso non ha funzionato, quindi o cambia registro, e spero che queste primarie diano una forte sterzata a questa situazione, altrimenti il Pd va in estinzione e ci rimette anche il Paese, perché con una destra di questo tipo e un centro populista come il M5S che però si sta appiattendo sulle posizioni di destra, significa che la sinistra in Italia viene eliminata e non è bene per nessuno, soprattutto perché la democrazia prevede qualcosa di diverso.

Dal referendum del 2016, alle elezioni di un anno fa, la sinistra non ha fatto niente e ha mantenuto un silenzio assordante. Perché metterci un anno? Mi viene da chiederti: E allora il Pd? Cosa vogliono fare?

Il motivo è molto semplice: opportunismo politico, nel senso che ognuno pensa alla propria cadrega, al proprio posticino invece che al bene del Paese e del Partito. Chi ha l’arroganza di credersi al di sopra delle regole democratiche del Partito e pensa di avere populisticamente questo contatto privilegiato con una moltitudine di elettrici ed elettori con quel 40%, non si rende conto di fare un ragionamento del tutto sbagliato e falso. Quando poi ti trovi questi dati che ti piovono in testa, un colpo fra capo e collo, significa che c’è un problema di comprensione della realtà. Perché se non ti rendi conto che tre mazzate elettorali, una peggio dell’altra, significano che bisogna cambiare, vuol dire che c’è una totale incomprensione e incapacità di capire, quindi non hai intelletto politico e forse è meglio che ti dedichi ad altro. E purtroppo c’è ancora una parte di questo partito che rivendica questo tipo di approccio con la stessa arroganza – si vede anche negli attacchi fatti durante la campagna per le primarie nelle scorse settimane – e questo è vergognoso, perché significa veramente non capire. Se non capisci dove vuoi andare? Non hai responsabilità, non hai visione non ha competenza, non hai la possibilità di ripartire perché non sei credibile. E se non sei credibile, non sei meritorio di fiducia e pertanto non ti votano. Questo discorso l’ho fatto anche all’Assemblea dei Giovani Democratici con Benifei, alla presenza di Martina e di Zingaretti a Roma, agli inizi di novembre. Perché non si discute in questo Partito? Perché purtroppo la struttura e la modalità con cui questo Partito lavora è deficitaria sotto tutti i punti di vista. Le primarie stesse sono una roba che in Germania o in qualsiasi altro Paese nessuno farebbe mai in questo modo, e un motivo c’è: la dirigenza dovrebbe tener d’occhio e avere rispetto e ascoltare le richieste che vengono dalle iscritte e dagli iscritti ma soprattutto dai delegati, sennò in Assemblea nazionale che ci stiamo a fare? Il problema è che stiamo lì in base alle posizioni politiche di riferimento e tutti si muovono in base a calcoli “di bassa cucina”, l’abbiamo visto come sono state fatte le liste per le elezioni, dove vengono fatte proposte per il territorio che vengono completamente ignorate, tre persone chiuse in una stanza che cambiano le liste come vogliono loro e questo non è democratico. Quindi se questo non cambia, possiamo veramente dedicarci ad altro e non abbiamo a questo punto niente da recriminare al M5S e alla Lega. Persino l’AFD (Alternative für Deutschland, partito di ultradestra tedesco n.d.r.) forse ha procedure più chiare e democratiche delle nostre, perché c’è una Parteiengesetz (legge federale che regola le procedure esatte all’interno di un partito politico in Germania n.d.r.) che regola il minimo democratico previsto per tutti. È tutto molto complicato ma bisogna avere fiducia in qualche modo che si possa cambiare, e si cambierà perché le elettrici e gli elettori ma soprattutto i militanti, ci mettono ancora tanta energia e sono la parte buona del Partito. La dirigenza o cambia radicalmente – e chi è stato protagonista di una certa stagione di fallimenti si fa da parte – oppure per quale motivo la gente dovrebbe votarci?

Da quanto dici capisco che non sei renziano, dalle tue dichiarazioni e indicazioni di voto sostieni Zingaretti e ho due domande a tal proposito. La prima: perché? - e la seconda: non pensi che un uomo di quasi sessant’anni, per quanto capace e particolarmente di sinistra, non sappia effettivamente cogliere i bisogni e i desideri delle persone di 20 o 30 anni che sono poi quelli che continueranno a lavorare, pagheranno le pensioni e manderanno avanti l’Italia?

Zingaretti ha dalla sua che non ha fatto parte negli ultimi 5 anni di nessun gruppo politico a livello Nazionale, mentre Giachetti e Martina no, quindi non possono essere credibili, specie uno che è stato segretario di Renzi e lo ha appoggiato in ogni sua decisione fino all’ultimo secondo e non si è mai interrogato di fronte alle richieste fatte da noi in assemblea, se fosse o meno il caso di frenare. Se se n’è accorto adesso mi fa piacere, ma non c’è credibilità né il profilo adatto per poter cambiar rotta; anche perché il gruppo precedente è con lui e in qualche modo gli faranno pesare di avergli dato i voti e lo faranno fuori in Assemblea Nazionale se non avrà la maggioranza. Da questo punto di vista è proprio una questione di logiche politiche. Zingaretti ha la capacità del governo locale, ha la rispettabilità riconosciuta da molti, è l’unico che ha sconfitto il M5S in Lazio, malgrado le difficoltà. Non ha pregiudizi contro Renzi, sul referendum costituzionale lo ha sostenuto, quindi ha fatto quello che riteneva giusto. Io personalmente avevo idee diverse, ma non penso sia un motivo per essere a favore o contro qualcuno o qualcosa. Il punto è avere il linguaggio giusto, l’umiltà, la capacità e il gruppo giusto, perché se non hai un squadra che ti aiuta nel ragionamento e sei sempre solo in prima linea e pensi di essere l’unico che può fare tutto, è ovvio che fallirai perché non si può da soli coprire tutte le esigenze. Il fatto è che Zingaretti ha credibilità, non è giovane anagraficamente ma ha la freschezza di chi non ha fatto parte dei gruppi politici del governo precedente o della dirigenza precedente del PD, ed è uno che ho conosciuto, come ho conosciuto Martina, entrambi rispettabilissimi Per questo, per me Zingaretti è l’unico che può garantire una coesione interna che vada oltre gli steccati emotivi e che si apra all’esterno. Poi che sia lui quello che risolverà la situazione è un’altra questione, lo si vedrà con il lavoro da fare insieme dopo. L’importante sarà vedere cosa succederà in Assemblea Nazionale.

Con questa chiosa ci salutiamo e il mattino dopo mi arriva il comunicato del circolo inerente ai risultati delle Primarie: con un’affluenza di 206 votanti (il 20% in più rispetto a due anni fa) si è visto Nicola Zingaretti vincitore con 164 voti (79.61%), Giachetti ha raccolto 23 voti (11.17%) e Martina 18 (8.74%). Una scheda sola era nulla ma con un significato importante: «Io ci sono, ci voglio essere ma ancora non mi rappresentate».

sede spd


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