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 Da martedì 17 scuole chiuse sino a Pasqua 

Presi d'assalto i supermercati, lunghe code alle casse

Francesca Indorato

Dopo settimane di incertezza, conferenze e viaggi di lavoro annullati o rimandati, clienti che chiedono che nessun collega faccia, o abbia fatto, viaggi in Italia nelle ultime settimane, l’emergenza Covid-19 è arrivata anche a Berlino.

Con una decina di giorni di “ritardo” rispetto all’Italia, finalmente venerdì pomeriggio l’ufficio del Senato per «l’Educazione, i Giovani e le Famiglie», ha diramato un comunicato ufficiale di chiusura delle scuole e dei Kita a partire da martedì 17 (per i non conoscenti della lingua tedesca, il termine Kita è l’abbreviazione di Kindergarten, letteralmente giardino d’infanzia – gli asili, per farla breve). Ovviamente anche tutti i viaggi e le uscite didattiche saranno sospesi. La situazione rimarrà invariata fino alle vacanze di Pasqua, e questo significa niente scuola per i ragazzi per un mese intero e per i genitori tanto telelavoro, qualora possibile. Nella mia famiglia abbiamo la possibilità, sia io, sia mio marito, di lavorare da casa (lui maggiormente, io ridurrò le ore di straordinario per il momento, e poi mi accorderò con il mio capo e vedremo insieme ciò che sarà possibile fare).

 

berlino


Nel frattempo vorrei rassicurare i miei connazionali che i tedeschi si fanno prendere dal panico da un lato, e sono incoscienti dall’altro, esattamente come noi: ve lo dimostro con due racconti vissuti in prima persona. Nel primo caso, venerdì sono uscita senza cellulare poco prima che venisse diramato il comunicato ufficiale e sono andata a fare un po’ di spesa. Da fortunella quale sono, ho appena cambiato casa e giovedì ho fatto il trasloco. Pertanto, stufa di comprare roba da asporto da mangiare seduta in mezzo agli scatoloni, decido di recuperare un paio di pizze surgelate da lanciare nel mio nuovissimo forno: arrivata al supermercato trovo le quattro casse in funzione con la coda che andava da un lato all’altro del supermercato. Gente che comprava 10 litri di latte, frigorifero dei surgelati completamente svuotato, pasta neanche a piangere (ma sono riuscita ad accaparrarmi l’ultima bottiglia di salsa di pomodoro di una nota marca italiana), patate finite e, ovviamente, niente carta igienica, sapone o disinfettante. Ma subito dopo eravamo tutti allegramente ammassati in cassa, senza curarci della distanza di sicurezza.

Nel secondo caso, sabato pomeriggio un timido sole primaverile decide di fare capolino dalle nuvole e si sa, i tedeschi non possono resistergli: quindi tutti in fila per prendere il gelato, allegramente ammassati uno all’altro (non io. Io li ho guardati con molto disappunto).

Intanto i vari club della vita notturna berlinese chiudono uno dopo l’altro, per salvaguardare se stessi e i propri clienti. Le farmacie fanno entrare una persona alla volta e affiggono cartelli che richiedono di mantenere i 2 metri di distanza fra i clienti anche sul marciapiede. Gli appuntamenti medici di non vitale importanza vengono rinviati, e così via. Sono, ovviamente, assicurati tutti i servizi essenziali come polizia e Vigili del fuoco, trasporto pubblico, medici e ospedali, funzionari di istituzioni chiave a livello federale e statale, e così via.

Girano anche comunicati di richiesta di quarantena spontanea, seguiti da #StayTheFuckHome (resta a casa c***o!) giustificati dal fatto che i governi non stanno prendendo le misure necessarie a tutelare la salute dei cittadini, prediligendo la stabilizzazione dell’economia prima di evitare la diffusione della malattia. Il resto del comunicato (ben fatto, per chi fosse interessato ad approfondire, qui il link in italiano https://staythefuckhome.com/it/ ) include le norme igieniche e di buon senso da usare in questo frangente, che sono le stesse che girano da settimane sui social, ma spiega con parole semplici e alla portata di tutti come mai questo virus è più pericoloso di una normale influenza.
Sperando che questa situazione si rilassi presto, si continua a stare a casa (io tanto, a causa del trasloco, di cose da fare ne ho a iosa), ci si lava le mani tantissime volte al giorno e si vedono gli amici in videochat.


Sopravviveremo anche a questo. E spero ne usciremo un po’ più furbi di prima.

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