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Minuzioso lavoro alla ricerca delle fonti

Giancarlo Colombatto ha ricostruito la storia della cittadina alle porte di Torino

Fabio Farag

Una sala conferenze colma di persone, quella di Cascina Nuova in cui ieri sera, giovedì 13 febbraio, l’architetto casellese Giancarlo Colombatto ha presentato la seconda edizione del suo libro “Borgaro, origini e storia del suo territorio” insieme allo studioso e curatore del comparto archivi Matteo Stefani.  Presenti anche la presidentessa dell’associazione la Roa, Pierangela Tapparo e l’assessore alla cultura, Eugenio Bertuol, in rappresentanza del Comune.

 Secondo l’architetto Giancarlo Colombatto “gli unici due libri su Borgaro risalgono alla metà dell’800” per cui ha provveduto, tramite una scrupolosa ricerca delle fonti, a ricostruire la storia del nostro paese, riuscendo nel lontano 2004 a pubblicare la prima edizione stampata di 400 copie “subito esaurite e andate perse nel tempo”.

Dopo sedici anni ecco la seconda edizione, che, sostiene l’assessore Bertuol:

“aggiunge lo spunto e la possibilità che l’associazione dei piemontesi di Borgaro la Roa ha dato nel ripubblicare questo volume per farlo ritornare ad essere cosa viva”.

Ed è stata l’associazione stessa a dare inizio alla serata con la lettura in piemontese di due brani sulla città, ambientati negli anni '50 e intitolati “Borgaro di un tempo”.

borgaro libro storia2

Tornando al libro, oltre al già citato minuzioso lavoro nella ricerca delle fonti, grazie anche all’apertura dell’archivio parrocchiale, è impressionante la quantità e la qualità di raffigurazioni, fotografie e mappe risalenti addirittura all’epoca romana.  E’ impossibile infatti scindere la storia di Borgaro dalla storia di Roma, che con le sue legioni occupò l’area attorno Augusta Taurinorum, colonizzando e diboscando il territorio per metterlo a coltura. Passano i secoli e arriva l’età moderna, la città nel 1500 ha un ricetto (“un’area fortificata al cui interno sono stanziate le provviste”) e un castello, la cui torre in rovina ha resistito fino agli anni '70 del Novecento per poi essere abbattuta per far spazio ad un condominio.

A governare in città non era una sola persona, ma tanti signori feudali che dipendevano dal duca d’Aosta, che riscuoteva tasse e distribuiva loro i benefici. C’è poi la dimensione religiosa: “I borgaresi erano molto credenti” a testimonianza di ciò, la presenza nel corso della storia di tante cappelle, ormai perdute e persino una raffigurazione della Sindone in un affresco datato 1683, oggi quasi totalmente sbiadito in via Costituente, “di fronte al tabaccaio”, si vocifera dal pubblico. Infine arriva prepotentemente l’industrializzazione in una “città prettamente rurale fino alla metà del '700” che inizia un timido processo costruttivo di piccole cartiere e di due biancherie, delle piccole botteghe in cui si sbiancavano teli prodotti in loco.

A concludere la serata di nuovo il piemontese, con la lettura di una poesia “dedicata ad una bealera” da parte dell’associazione piemontese.


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