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Società calcistica e Comune ai ferri corti

Latella: «Il sindaco non sa leggere gli atti, le conseguenze ricadranno sulle famiglie»

lu.be. 

L’ipotesi di un divorzio tra Borgaro (città) e Borgaro (società calcistica) non sembra essere così peregrina. I rapporti cordiali che da sempre sono intercorsi tra Piergiorgio Perona, patron della società, e Claudio Gambino, sindaco di Borgaro, si sono deteriorati fino ad arrivare ai minimi storici. Pomo della discordia, l’ordinanza del primo cittadino che ribadisce la sospensione delle attività sportive organizzate all’interno delle aree e delle strutture presenti sul territorio. Calcio compreso, quindi. 

La posizione del sindaco è chiara e netta: i contagi sono in aumento, le scuole e i negozi sono chiusi e non ha senso che i ragazzi debbano restare a casa il mattino e ritrovarsi per le attività sportive il pomeriggio. Ma è chiara anche quella di Perona: esiste un protocollo stilato dal Comitato tecnico scientifico che garantisce la necessaria sicurezza e che viene rispettato. Un protocollo fatto di tamponi, di rilevazione della temperatura, di percorsi diversificati: il tutto per un’attività che si svolge all’aperto e per un numero limitato di persone ben identificate. 

Al momento, in vista della ripresa del campionato, i calciatori del Borgaro si allenano a Vinovo, grazie alla disponibilità del Chisola, e del suo presidente Luca Atzori, ma il futuro è tutto da scrivere. Anche per le proposte di fusione pervenute al patron Perona che, se accettate, potrebbero portare la società lontano da Borgaro. 

«Il rammarico, a parte per il trattamento riservato ad una società storica come quella guidata dal presidente Perona, è dovuto al fatto che questa Amministrazione non sia in grado di leggere gli atti - attacca il consigliere di opposizione Marco Latella - In caso contrario avrebbero capito che la richiesta di poter svolgere attività sportiva era limitata a giocatori e tecnici della prima squadra, che milita in Eccellenza e cerca di conseguire la serie D, non per tutte le categorie giovanili. Ora, dopo questo schiaffo alla società, il calcio potrebbe lasciare Borgaro, e le famiglie dei piccoli calciatori devono sapere cosa vorrebbe dire questa eventualità. Vorrebbe dire privare i nostri ragazzi di un importante punto di socializzazione e di educazione, prima ancora di che formazione sportiva. E per tutta la cittadinanza vorrebbe dire avere un’altra struttura cittadina, dopo la piscina e il teatro, abbandonata a se stessa».


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