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Pace e rock per ricordare Woodstock

Organizzato dal Circolo Culturale LIberiTutti, dall'ANPI e dall'associazione AEGIS

Chiara Mingrone

Domenica 22 settembre, sotto un cielo plumbeo, si è svolto nel tardo pomeriggio, al Prato Fiera,  l’evento Peace&Rock che ha ricordato i 50 anni di Woodstock.

Il freddo e le pioggia — che ricordavano più il concerto dei Beatles sul tetto dell’Apple Records del gennaio del 1969 piuttosto che il caldo sole che scaldava i giovani riuniti a Bethel —  non hanno scoraggiato un buon numero di appassionati e curiosi di tutte le età, alcuni addirittura vestiti a tema, a prendere parte all’evento.

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Sul palco si sono susseguiti fino a sera inoltrata sei band che hanno riproposto brani suonati a Woodstock e non solo.

Prima dell’inizio delle esibizioni gli organizzatori dell’evento hanno proposto una rinnovata versione della preghiera che fu letta all’inizio del leggendario concerto del Sessantanove. Allora i giovani avevano alzato la voce e si erano riversati per le strade di tutte le grandi città americane per dire il loro no alla guerra del Vietnam, oggi in tutto il mondo le nuove generazioni si devono unire e protestare per dire basta all’inquinamento del pianeta, per dire basta all’intolleranza dilagante e al sempre maggior numero di conflitti che prolificano. Il nuovo inno alla pace mondiale è stato accolto con un fragoroso applauso dei presenti che iniziavano ad aumentare sempre più, in attesa dell’inizio delle esibizioni.

Pochi minuti per sistemare il palco e il concerto è stato inaugurato con il pizzichìo delle corde del gruppo dei Venti Ventidue che ha proposto un omaggio a Jimmy Hendrix con la cover di Hey Joe che è riuscita a scaldare l’infreddolito pubblico che, in seguito, non ha rinunciato a muovere qualche passo di danza al ritmo di Every body needs somebody to love, canzone con cui il gruppo ha concluso la sua performance.

Agli ormai affermati Venti Ventidue è seguito il gruppo delle GEM, quattro giovani che da poco calcano insieme i palchi della provincia sabauda. Anche loro molto apprezzate dal pubblico,  hanno proposto un’esibizione che si è snodata sulle note di cover di un quarantennio partendo da Woodstock, passando alla musica leggera italiana, con una cover di Svalutation di Adriano Celentano, seguita, infine, da Song like a bird del 2000.

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Dopo le prime due esibizioni si è  nuovamente ribadito il concetto cardine dell’evento: il cambiamento climatico. Per rendere ancora più incisivo il fatto che «la nostra casa è in fiamme» come ricordato con veemenza, ancora nelle ultime ore, dalla candidata al Premio Nobel Greta Thumberg sono saliti sul palco due ragazzi, Edoardo Di Stefano e Pietro Borello,  appartenenti al movimento Friday for Future di Torino. I ragazzi hanno sottolineato come l’inquinamento, che si continua a produrre, colpisce non solo l’aria che si respira, ma anche il mare e la terra e di come ormai non rimangano molti anni per agire:

«gli scienziati dicono che rimangono solo 11 anni prima che i danni causati al clima divengano irreversibili aumentando così il numero di conflitti, le carestie e le migrazioni. Per questa ragione  bisogna agire ora, dobbiamo agire noi come cittadini e devono agire i governi perché rischiamo di non avere più futuro»

hanno dichiarato  (degno di nota è il fatto che Pietro ha solo 15 anni). Infine i due giovani hanno invitato alla partecipazione al secondo sciopero globale per il clima che si svolgerà anche a Torino il 27 settembre.

Dopo l’intervento ambientalista si sono alternati gli altri gruppi tra cui i Nexus, i Wandering Giants e i casellesi Five Hundred.

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Dopo un ringraziamento generale fatto dall’organizzazione a tutti i giovani che hanno collaborato per rendere possibile questo evento, in particolare ai giovani musicisti che, ha sottolineato, hanno aderito con speme all’evento «senza chiedere nulla in cambio» e ai giovani volontari dell’associazione culturale AEGIS, senza dimenticare l’ANPI altro partner, la parola è passata, successivamente, al vicesindaco Paolo Gremo che, dopo i ringraziamenti di rito ha detto:

«questa è stata una giornata straordinaria, nata come una follia è stata, in qualsiasi caso, una vittoria. I messaggi di Woodstock restano attuali perché è fondamentale continuare a parlare di amore e far sentire la voce dei giovani. Caselle non può cambiare l’andamento delle ormai incomprensibili politiche geo-economiche ma può essere una goccia che, nel turbolento mare in cui stiamo vivendo, ribadisce il diritto di poter pensare liberamente e di poter sperare in un mondo più pulito sia dal punto di vista ambientale che spirituale».

Infine la parla è passata al sindaco, Luca Baracco che oltre a fare i complimenti agli organizzatori ha ribadito  come

«questo non vuole essere un evento che scimmiotta Woostock o che cerchi di farne un’imitazione - azione assolutamente impossibile - ma vuole avere un altro significati: mettere al centro messaggi che richiedono una risposta impellente da parte delle istituzioni. Esattamente come avevano fatto quelle migliaia di giovani Cinquant’anni fa è necessario che i ragazzi lancino al mondo un nuovo appello: quello della salvaguardia dell’ambiente. Questo è il senso autentico di questa giornata, lanciare un messaggio portatore di speranza per Caselle e per il mondo intero».

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L'evento è poi proseguito con la straordinaria performance del trio composto da Simone Costrino, Doriano Tartarini e Marco Breglia che hanno riproposto i brani suonati da Hendrix durante il mitico Festival, compreso l’inno americano suonato con la chitarra elettrica, che però questa volta non è stata data alle fiamme ed anzi ha ricompreso anche qualche nota di quello italiano.

Il concerto si è poi concluso con due brani dei grandi assenti al concerto del Sessantanove: i Beatles. Infatti Costrino ha riproposto una versione alla chitarra di Hey Jude cantata, come ormai la tradizione lanciata nel video del Sessantotto, con il coro composto dal pubblico. Il sipario cala definitivamente  sull’evento con tutti i musicisti sul palco a cantare quello che è ormai considerato l’inno mondiale alla pace: Imagine di John Lennon.


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