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False le fidejussioni del Bertetto Center

Gli imputati chiedono la "messa alla prova" e il Comune si costituisce parte civile

na.ber.

Hanno chiesto la "messa alla prova" i cinque imputati per la maxi-truffa da 363mila euro al Comune di Caselle (che si è già costituito parte civile) per il "Bertetto Center" di via Torino 9. Ma il giudice del tribunale di Torino, Francesca Christillin non accetterà la proposta se non ci sarà il risarcimento.

L'avevamo detto già nel marzo 2018 che quelle fidejussioni presentate potevano essere false, ma allora l'Amministrazione aveva minimizzato, ci era stato risposto, "si vedrà". Oggi dopo il fallimento della ditta, che ha già prodotto la fuga di due dei negozi che erano ospitati nel centro commerciale e l'imputazione dell'ex agente assicutativo Elia Sorrentino, dei costruttori Maria Vittoria Pelazza (in passato anche consigliera comunale di Caselle) del marito Lorenzo Bertetto, dell'architetta mappanese Cinzia Folchi e di Franco Goria socio della Geomark srl, incaricata dalla Bertetto Center della progettazione, le cose appaiono più che mai chiare. 

Tutto nasce da una disputa sul progetto con il Comune di Caselle, che considera i lavori , ristrutturazione, e i costruttori che vorrebbero farla passare come nuova costruzione e quindi con oneri di urbanizzazione ben diversi. 

Trecentosessantacinquemila euro chiede il Comune e due fidejussioni, a garanzia della cifra. Ma l'agenzia assicurativa con cui la Folchi collabora non ci sta: non conosce la Bertetto e non rilascia le fidejussioni, così Sorrentino viene "convinto ad emetterle false e quando il Comune va alla riscossione l'assicurazione rifiuta il pagamento. Le fidejussioni, come hanno accertato le indagini condotte dal pm Franco Colace sono false. Così oltre Sorrentino finiscono imputati anche gli altri che fino a quel momento erano stati considerati parte lesa.

Ora se non ci sarà il risarcimento il giudice non ammeterà la "messa alla prova" degli imputati (che consentirebbe di evitare il processo e mantenere pulita la fedina penale). Intanto il curatore fallimentare è già all'opera e da qualche settimana sta procedendo con l'inventario tra la preoccupazione dei tre esercizi commerciali rimasti: Trony, Tigotà e la Caffetteria&Delizie, mentre il negozio di alimenti Bio è già chiuso da tempo e Jysk dell'omonima catena danese, visto come si stavano mettendo le cose ha liberato i locali in fretta e furia già un mese fa.

 


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