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marisa errico catone

 

L'incontro via Skype con Marisa Errico Catone

Gli auguri della redazione di NonSoloContro

Luigi Benedetto

Gli ebrei avevano la stella gialla. I rom un triangolo marrone. I testimoni di Geova un triangolo viola, e gli asociali (in realtà vagabondi, malati di mente, lesbiche o prostitute) quello nero. Il triangolo rosa indicava gli omosessuali, quello rosso i prigionieri politici. Ognuno, nei campi di concentramento, aveva un simbolo che caratterizzava la sua “colpa”: quella di appartenere ad una certa “razza”, di professare una certa religione, di avere qualche problema a livello fisico o mentale, di avere un pensiero piuttosto che un’altro. Poi c’erano gli altri. Quelli senza stella, senza triangoli. Senza il “pigiama” a righe. Quelli che avevano la “colpa” di essere intellettuali. Di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di avere, nel cognome del nonno di origine slovacca, una dieresi spuntata per un errore di trascrizione che trasformava quel cognome in un cognome ebraico.

memoria 1


La storia di Marisa Errico Catone comincia proprio così: con una dieresi. Una dieresi che, a otto anni, la costringe a lasciare la scuola e a salire su un treno assieme alla famiglia. Un treno che, per centinaia di migliaia di persone, ha rappresentato un viaggio di sola andata. E poi un lungo pellegrinaggio da un campo all’altro, tra le brutture, la violenza, la morte, le torture, l’orrore. Con i documenti che rappresentavano la loro libertà che li inseguivano, e quando stavano per raggiungerli arrivava un nuovo trasferimento, e tutto ricominciava da capo. Marisa, oggi 85enne, e il suo libro, “Non avevo la stella”, sono stati i protagonisti dell’incontro promosso lunedì sera in sala Cervi, in occasione della Giornata della Memoria, dalle associazioni NonSoloContro, Anpi e Aegis, in collaborazione con il Comune di Caselle e con il supporto insostituibile dell'assessorato alla Cultura e della sua titolare Erica Santoro. Grazie al collegamento via Skype (una prima assoluta per Caselle), Marisa ha raccontato la sua storia, drammatica ma a lieto fine, e ha invitato tutti i presenti a non dimenticare.

memoria 2

A ricordare cos’è successo in quel periodo. A tramandare ai ragazzi, così come lei ha fatto per anni, l’orrore vissuto da uomini, donne e bambini. E soprattutto a ricordare una cosa: che oltre ai milioni di ebrei che hanno perso la vita ci sono stati anche milioni di omosessuali, testimoni di Geova, oppositori, zingari che hanno condiviso lo stesso destino. E a non dimenticarlo mai.


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