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Giornate della legalità

 

Quattro donne come promotrici, Maurin, Santoro, Volonnino e Borsello

Borgaro, Caselle, Leini e Mappano ospitano per la prima volta in Piemonte due agenti della scorta di Giovanni Falcone

Che l'unione fa la forza lo sanno tutti. Se poi questa unione è fatta da donne allora, la forza centuplica. E' così che Marcella Maurin per Borgaro, Erica Santoro per Caselle, Emiliana Volonnino per Leini e Paola Borsello per Mappano hanno messo insieme un progetto per la legalità che non solo unisce i quattro Comuni, ma che porterà per la prima volta in Piemonte due uomini della scorta del giudice Giovanni Falcone. Dal 5 all'8 febbraio Angelo Corbo - agente in servizio che quel 23 maggio 1992, si salvò per miracolo, perchè essendo il più giovane  era sulla macchina che seguiva il giudice - e Francesco, Ciccio, Mongiovì che in quella tragica data si trovava a Roma per preparare il trasferimento di Falcone  al CSM.  E, Corbo presenterà durante le quattro serate, una per Comune (mentre le mattinate saranno dedicate alle scuole) il suo libro "Strage di Capaci -paradossi, omissioni e altre dimenticanze". Angelo Corbo, racconta la sua vicenda umana e professionale, di agente  sopravvissuto. Un libro che riprende il filo di una memoria che rischiava di sbiadirsi

 e che apre squarci su alcuni aspetti ancora oscuri della strage di Capaci e della protezione di Giovanni Falcone. Una testimonianza che aiuta a capire il lavoro faticoso degli agenti di scorta, la necessità assoluta di una preparazione professionale sempre al passo con i tempi per garantire al l’incolumità di chi è sottoposto, proprio perchè compie semplicemente il proprio dovere,  al rischio, ma il libro di Corbo offre anche un contributo prezioso sulle motivazioni con cui le grandi scelte si riverberano sulle vicende quotidiane di chi opera in contesti mafiosi. 

L'idea di questo progetto è nato nella mente dell'assessora borgarese Marcella Maurin che ha in passato accompagnato i ragazzi della scuola media a Palermo. L'emozione provata in quell'occasione e anche la conoscenza con questi agenti, oltre che il lavoro che da anni è in corso a Borgaro con l'associazione Parole&Musica onlus, l'hanno spronata non solo ad andare avanti ma a coinvolgere gli altri Comuni. A Borgaro  i due testimoni saranno presenti il 5 febbraio il mattino nelle scuole, alle 21 al teatro Italia  con la partecipazione di Parole&Musica con Dario De Vecchis, Libera Piemonte  con Davide Zummo e dell'ANPI. Si sposteranno a Caselle il 6, il mattino sempre nelle scuole e la sera alle 20,45 in sala Cervi con il supporto di ANPI e la sua presidentessa Giusy Chieregatti e Carabinieri in congedo; Il 7 a Mappano il mattino nelle scuole e la sera alle 21 in sala "Lea Garofalo" con il supporto dell'ANPI, mentre concluderanno il tour a Leini l'8 febbraio, sempre il mattino nelle scuole e alle 21 al teatro "Pavarotti" questa volta con il supporto di Libera. 

Un'occasione imperdibile per tutti per ricordare non solo Falcone, ma anche la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta morti nell'attentato e rinnovare l'impegno per la legalità, ricordando che è compito e dovere di tutti.

Falcone stava tornando da Roma quel 23 maggio 1992, come era solito fare nei fine settimana. Il jet di servizio, partito dall’aeroporto di Ciampino era arrivato a Punta Raisi dopo un viaggio di cinquantatre minuti. Ad attenderlo quattro autovetture: tre Fiat Croma, gruppo di scorta sotto comando del capo della squadra mobile della Polizia di Stato, Arnaldo La Barbera.

Sceso dall’aereo, Falcone si era sistemato alla guida della vettura bianca e, accanto a lui, aveva preso posto la moglie, mentre l’autista giudiziario Giuseppe Costanza occupava il sedile posteriore. Nella Croma marrone c’erano alla guida Vito Schifani, con accanto l’agente scelto Antonio Montinaro e, sul retro, Rocco Di Cillo. Nella vettura azzurra invece Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Alcune telefonate avvisarono i sicari che avevano già sistemato l’esplosivo per la strage, della partenza delle automobili. I particolari sull’arrivo del giudice dovevano essere coperti dal più rigido riserbo, ma così non fu.

Le auto dopo aver lasciato l’aeroporto imboccarono l’autostrada per Palermo. Tutto sembrava tranquillo ma intanto su una strada parallela, una macchina si affiancò agli spostamenti delle tre Croma blindate, per darne segnalazione ai killer. Furono gli ultimi secondi prima della strage.

Alle 17.58, al chilometro 5 della A29, una carica di cinque quintali di tritolo, posizionata in un tunnel scavato sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, fu azionata per telecomando da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò Riina.  L’esplosione investì in pieno solo La Croma marrone, prima auto del gruppo, scaraventandone i resti oltre la carreggiata opposta di marcia e i tre agenti di scorta, Schifani, Montinaro e Di Cillo morirono sul colpo. La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, si schiantò invece contro il muro di cemento e i detriti causati dall'esplosione. Falcone, che riportò ferite solo in apparenza non gravi, morì dopo il trasporto in ospedale a causa di emorragie interne. Rimasero feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, tra cui Angelo Corbo e si salvarono miracolosamente anche un’altra ventina di persone che al momento dell’attentato si trovavano a transitare sull'autostrada. Falcone morirà durante il trasporto in ospedale. 

 

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