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Preoccupazione fra i lavoratori della Reisina, dove ha sede un centro Sirti

L'assessora  Arzenton: "Stiamo seguendo la trattativa fra sindacati e società"

Sono settimane di attesa e preoccupazione per il proprio futuro lavorativo. Quelle che stanno vivendo i dipendenti della società Sirti. Azienda che si occupa della posa e della gestione degli impianti di telecomunicazione, in tutta Italia e anche all’estero. Alcuni mesi fa, i vertici aziendali avevano annunciato oltre 800 esuberi fra i suoi dipendenti, su un totale di 4000 mila. Un annuncio che mai nessuno avrebbe voluto sentire. Coinvolti in questo processo di drastico ridimensionamento delle maestranze, ci sono anche i lavoratori dello stabilimento Sirti, presente da molti anni alla Reisina, territorio del Comune di Leinì. Qui infatti ha sede il centro di riferimento per le attività di costruzione  e di manutenzione delle reti in rame, delle reti di nuova generazione in fibra ottica e delle reti radiomobili per i principali gestori della telefonia. E’massima l’attenzione verso gli sviluppi della trattativa sindacale, da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Gabriella Leone. Spiega l’Assessore alle attività produttive Raffaella Arzenton .

“Stiamo seguendo tutti gli sviluppi del confronto fra sindacati ed azienda – precisa l’Arzenton – diversi dipendenti della Sirti della Reisina, risiedono a Leinì, o comunque in questo territorio. Siamo in contatto con i sindacati, e l’altra settimana, con una delegazione del Comune abbiamo sostenuto la mobilitazione dei lavoratori.”

 Intanto da Milano, è passato ai tavoli romani, presso la sede Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico, il confronto tra le rappresentanze sindacali e la Sirti. Poiché nei colloqui milanesi, per quanto serrati, non è stata raggiunta alcuna forma di accordo fra le parti. Così da alcune settimane, il dialogo fra rappresentanze dei lavoratori e la società milanese, ha come terzo interlocutore istituzionale il Mise. Una opportunità prevista, quando si arriva a questa fase, senza aver raggiunto accordi, neppure di natura preliminare.

“I primi incontri sono stati più di natura tecnica – spiega Antonio Iofrida della Uilm, che dai tavoli della Assolombarda milanese, è passato a seguire a Roma la vertenza – nel senso che si è avviata la fase istituzionale di confronto tra le parti. Il Ministero, come è nelle sue facoltà – commenta l’esponente della Uilm torinese – ha fatto da ricognizione, valutando allo stato attuale, quali sono le posizioni delle parti, che in buona sostanza, negli incontri milanesi, non hanno trovato un accordo”. Lo scoglio, su cui si è infranta ogni speranza di soluzione, almeno nei colloqui milanesi, è quello relativo agli ammortizzatori sociali. “Noi abbiamo chiesto di estendere a tutti i settori, il contratto di solidarietà, in virtù appunto del principio di solidarietà fra i lavoratori. Anche per cercare in qualche modo di non pesare su quei pochi, che sono comunque un numero significativo di lavoratori coinvolti. Insomma una proposta tesa a cercare di ampliare la platea dei lavoratori coinvolti”.

L’azienda guidata da Roberto Loiola, in un comunicato, offre invece una interpretazione diversa

“L’azienda con il nuovo piano mira di fatto a salvare tutti i lavoratori, ma chiede in cambio che la solidarietà sia applicata solo all’area in crisi”.

Una scelta questa per non compromettere le altre aree a maggiore crescita. Intanto anche i numeri inizierebbero a cambiare. A fronte di 833 lavoratori in esubero, la cifra potrebbe scendere già il primo anno a 630, considerando le uscite volontarie dal gruppo (fra quota 100 e prepensionamenti) ed una cinquantina di riconversioni, numeri a cui potrebbero aggiungersene altri, visto che l’azienda starebbe facendo uno screening per individuare ulteriori figure professionali “ridondanti”, da ricollocare in altri settori. Ma questo sforzo a quanto pare non basterebbe. Per il salvataggio di tutti i lavoratori, sarebbe necessaria la solidarietà di almeno 1830 dipendenti, su di un personale complessivo di 2740 unità. Con i colloqui romani si è anche colta l’occasione per cercare di capire quale sia la posizione del Governo, in merito alla questione più complessiva e strategica come quella delle telecomunicazioni.

“Siamo tutti convinti che questa sia una infrastruttura importante per il Paese – precisa Antonio Iofrida – per questo diventa fondamentale stabilire anche delle regole che in qualche modo evitino una sorta di competitività, legata ad esempio quella che è la pratica degli appalti, che purtroppo è molto diffusa in questo settore”.

La proposta dei sindacati sarebbe anche quella di internalizzare il lavoro. Una possibilità che potrebbe avere dei benefici in termini di posti di lavoro. Su suggerimento del ministero, c’è stata la richiesta nei confronti dell’azienda, di includere il più possibile le maestranze nell’ottica dei contratti di solidarietà. Pur sapendo, comunque, che certi settori non possono essere coinvolti, perché fanno parte di uno specifico asset strategico della società. Intanto c’è da registrare, da parte dei lavoratori, la continua mobilitazione a livello nazionale. Uno sciopero che ha coinvolto, la scorsa settimana, anche i dipendenti dello stabilimento di Leinì, fra quello interessato ai tagli occupazionali.

 “Siamo convinti – conclude Iofrida – che il Governo farà sentire la sua voce, in questa delicata fase di mediazione fra le parti. Noi auspichiamo un’ulteriore apertura dell’azienda, la quale, ne diamo atto, sta facendo il possibile con il piano sociale già annunciato, e lasciando come estrema ratio la via dei licenziamenti dei lavoratori”. Piano sociale articolato in più punti. Che prevedrebbe incentivi all’esodo, accordi di mobilità volontaria, possibilità di accedere al prepensionamento, e laddove possibile individuare figure di lavoratori che potrebbero essere inglobati in altri settori della telco, non coinvolti nel dimensionamento.

 


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